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Quali sono i farmaci che causano disidratazione?

Sono diversi i farmaci che causano disidratazione. Questo avviene perché alcune medicine colpiscono la funzione dei reni e l’equilibro elettrolitico, causando nausea e diarrea. I medici avvertono subito che non bisogna comunque esagerare con l’acqua.  Bisogna continuare a idratarsi correttamente come si è sempre fatto.

I medicinali contro la pressione alta

I farmaci contro la pressione alta possono causare disidratazione se la persona che li assume non beve abbastanza acqua. Stiamo parlando degli inibitori ACE, lisinopril e ramipril, i bloccanti dei recettori dell’angiotensina II, come losartan, valsartan e irbesartan.

La loro attività interessa proprio l’equilibrio dei fluidi e degli elettroliti per poter regolare la pressione del sangue. Ecco perché è essenziale bere molta acqua quando si segue una terapia di questo tipo.

Alcuni degli effetti indesiderati di questa classe di medicinali prevedono dolori addominali e diarrea. Sappiamo che la diarrea ha come effetto principale proprio la disidratazione. Influendo anche sul flusso sanguigno che passa attraverso i reni, può limitare la loro funzione di filtro. Se siamo in una situazione di disidratazione la situazione può complicarsi.

I farmaci contro il diabete

Anche i farmaci contro il diabete come la metformina, la canagliflozina e l’empagliflozina possono causare disidratazione.

Uno degli effetti secondari della metformina è proprio la diarrea, che può portare a disidratazione. Gli altri due farmaci impediscono ai reni di riassorbire il glucosio nel sangue che viene filtrato, causando così l’escrezione del glucosio attraverso l’urina. Livelli alti di zucchero nelle urine provocano la frequente necessità di fare pipì, portando alla disidratazione.

I diuretici

Qui siamo nel campo dell’ovvio. Questi farmaci vengono prescritti quando il corpo trattiene troppi liquidi. La loro funzione è proprio quella di espellere i liquidi in eccesso attraverso l’urina. Se siamo disidratati usare questi medicinali è particolarmente rischioso.

I lassativi

Anche i lassativi possono provocare disidratazione perché richiamano acqua nel colon per ammorbidire le feci. Ecco perché diventa importante bere molto acqua quando si soffre di stitichezza.

 

Fonte: https://shorturl.at/swD08

Farmaci in gravidanza: da AIFA nuove restrizioni per i medicinali contenenti topiramato.

L’Agenzia Italiana del Farmaco, in accordo con le autorità europee, rende pubbliche nuove restrizioni per evitare l’esposizione dei bambini ai farmaci contenenti topiramato nel grembo materno, poichè il farmaco può aumentare il rischio di disturbi dello sviluppo neurologico nei bambini le cui madri assumevano topiramato durante la gravidanza.

È già noto che l’uso del topiramato nelle donne in gravidanza aumenta il rischio di difetti alla nascita. Dati recenti suggeriscono anche un possibile aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo (neurodevelopmental disorder, NDD), tra cui disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva e disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (attention deficit hyperactivity disorder, ADHD) in seguito all’uso di topiramato durante la gravidanza.

I farmaci contenenti topiramato sono utilizzati per il trattamento dell’epilessia e la prevenzione dell’emicrania. In alcuni Paesi dell’UE, il farmaco viene utilizzato anche in combinazione con la fentermina per la riduzione del peso corporeo. Attualmente, dunque, il topiramato non deve essere usato per prevenire l’emicrania o per controllare il peso corporeo nelle donne in gravidanza e nelle donne in età fertile (donne in grado di avere figli) che non utilizzano metodi contraccettivi altamente efficaci (contraccezione).

I prodotti a base di topiramato per la profilassi dell’emicrania sono già controindicati in gravidanza e nelle donne in età fertile che non utilizzano metodi contraccettivi altamente efficaci. Il trattamento delle bambine e delle donne in età fertile deve essere avviato e monitorato da un medico esperto nella gestione dell’epilessia o dell’emicrania (pazienti adulte). La necessità di trattamento deve essere rivalutata almeno una volta all’anno.

A causa di una potenziale interazione, alle donne che utilizzano contraccettivi ormonali sistemici deve essere consigliato di utilizzare anche un metodo contraccettivo di barriera. Per le donne in età fertile che attualmente utilizzano topiramato, il trattamento deve essere rivalutato per confermare che il programma di prevenzione della gravidanza sia rispettato.

Leggi la nota dell’AIFA!

Sì, viaggiare ma con qualche precauzione per preservare la salute

Finalmente abbiamo iniziato a visitare il mondo, ma più che mai sono necessari accorgimenti per preservare la salute, ora anche per il Covid. Al riguardo, notizie aggiornate possono essere rintracciate sul sito del Ministero della salute o attraverso il numero di pubblica utilità gratuito 1500 (e dall’estero i numeri +39 02 32008345 e +39 02 83905385).

Ma, a parte quelli nuovi derivanti dal coronavirus, un viaggio internazionale può creare vari rischi per la salute: i viaggiatori possono andare incontro a improvvisi e significativi cambiamenti di altitudine, umidità, temperatura, oltre che risultare esposti a una varietà di infezioni. Inoltre, insidie alla salute possono presentarsi in aree in cui gli alloggi sono di scarsa qualità, le condizioni igieniche inadeguate, i servizi medici non ben sviluppati, e non è disponibile acqua pulita.

Per questo, pianificare un viaggio deve significare anche tenere conto dei pericoli potenziali legati alla destinazione e proteggersi nel migliore dei modi, minimizzando il rischio di contrarre una malattia. Innanzitutto, prima di recarsi in un paese estero, soprattutto se in via di sviluppo, sarebbe bene consultare un ambulatorio di medicina del viaggiatore o quanto meno il proprio medico di famiglia. Questo deve avvenire (considerata la possibile necessità di immunizzazioni a lungo ciclo) con largo anticipo rispetto alla partenza. Durante il colloquio il medico raccoglierà informazioni circa i più importanti fattori di rischio, indicherà le vaccinazioni consigliate e quelle obbligatorie,i farmaci antimalarici da assumere, altri medicinali da portare in viaggio o la strumentazione sanitaria che potrebbe rendersi necessaria e potrebbe non essere facilmente reperibile in paesi con bassa qualità dei servizi sanitari o in aree remoto. Un consulto medico specialistico è molto raccomandato per i viaggiatori con problemi medici preesistenti, e in ogni caso per alcune categorie.

Anziani

Se non hanno particolari patologie, possono affrontare viaggi con le medesime precauzioni dei giovani adulti, ma attenzione va posta agli spostamenti aerei, soprattutto se lunghi, per il rischio di trombosi venose del polpaccio: è bene avere durante il viaggio calzature comode, calze contenitive e soprattutto alzarsi ogni tanto durante il volo e muovere le gambe. Se necessario può essere utile somministrare, alle persone più a rischio, farmaci antiaggreganti o anticoagulanti, sempre dopo consultazione medica. Il viaggio aereo è controindicato in caso di anemia grave o di patologia severa del sistema cardio-vascolare. È sconsigliato il soggiorno in aree tropicali nelle stagioni caldo-umide per la possibilità di disidratazione e squilibri elettrolitici.

Bambini

In generale, presentano gli stessi rischi per la salute della popolazione adulta; tuttavia, le conseguenze dell’acquisizione di una malattia durante il viaggio possono essere più gravi, anche perché alcune condizioni patologiche sono a volte difficili da riconoscere nei bambini. Fino a 5 anni di età i piccoli non devono andare in zone dove sia endemica la malaria. I bambini sono particolarmente sensibili ai microbi gastroenterici, e rischiano più degli adulti la disidratazione in seguito a diarrea.

Gestanti

La gravidanza non costituisce di per sé una controindicazione ai viaggi, anche se una valutazione clinica è necessaria soprattutto tra la dodicesima e la quindicesima settimana per il rischio di aborto, e dopo la trentesima per stati di eclampsia, grave complicanza della gestazione. Durante i viaggi aerei non mantenere la posizione seduta troppo a lungo, e a tale scopo è consigliabile avere un posto vicino al corridoio. Valutare bene la destinazione, considerato che in gravidanza le vaccinazioni vanno effettuate soltanto se urgentemente necessarie. Anche la chemioprofilassi farmacologica della malaria è sconsigliata, e questo deve far evitare diversi paesi in cui la malattia è endemica. Inoltre, il virus Zika, che si trasmette tra l’altro attraverso la puntura di zanzara, può comportare gravi anomalie nel bambino: è perciò sconsigliato alle donne in gravidanza viaggiare nei paesi in cui è più alto il rischio di questa infezione.

I disturbi gastrointestinali

Molte persone che viaggiano vanno incontro a disturbi gastroenterici, spesso non gravi e di breve durata, che si risolvono spontaneamente in pochi giorni e non necessariamente dipendono dai cibi: in alcuni casi all’organismo, e in particolare all’apparato digerente, può occorrere tempo prima di abituarsi a una diversa alimentazione. In ogni modo, soprattutto nei paesi caldi o con condizioni igieniche non ottimali, è necessario attenersi alle regole stilate dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Farmacia al seguito

Pronto soccorso

• Cerotti
• Disinfettanti
• Bende
• Guanti monouso
• Detergente o salviette disinfettanti per le mani
• Acqua ossigenata
• Repellenti per insetti
• Gel astringente al cloruro di alluminio per contatti con meduse
• Protezione solare
• Materiale sterile
• Termometro
• Pinzette
• Colliri umettanti
• Zanzariera
• Preservativi
• Disinfettanti o filtri per l’acqua
• Soluzioni minerali orali reintegranti
• Calze elastocompressive (se si è a rischio di trombosi venosa profonda)

Farmaci

• Analgesici
• Antibiotico a largo spettro (amoxicillina clavulanato, ciprofloxacina, ecc)
• Antibiotico intestinale (paromomicina, neomicina, eccetera)
• Creme antifungine o antibiotiche
• Crema con idrocortisone 1%
• Antimalarici
• Pomate e compresse antistaminiche
• Siringhe sterili
• Pomata oftalmica antibiotica (per esempio con tobramicina)
• Pomata antistaminica e/o cortisonica per scottature o punture di insetto
• Antiacido
• Antidiarroico (per esempio loperamide)
• Blando lassativo
• Anticinetosici (per mal di mare e simili)
• Anticoagulanti (se si è a rischio di trombosi venosa profonda)
• Insulina (per i diabetici)
• Farmaci abituali

Forniture mediche

• Occhiali
• Bracciale o collana di allerta medica
• Test del diabete
• Inalatori
• Autoiniettore di adrenalina

Farmaci falsificati: attenzione agli acquisti su Internet

Quelle che sul web vengono spesso presentate come ‘offerte imperdibili’ risultano sempre di più prodotti  falsificati o illegali. Lo afferma l’Agenzia nazionale del farmaco che sottolinea un preoccupante incremento delle segnalazioni ricevute da cittadini, associazioni e aziende riguardo a prodotti  acquistati on line da canali non autorizzati. L’AIFA richiama l’attenzione sui rischi legati a questo tipo di acquisti, invitando ancora una volta i consumatori a diffidare di e raccomandando massima cautela nell’acquisto di farmaci su Internet.

Le contraffazioni più diffuse

Diversi sono i tipi di farmaci contraffatti in circolazione:

  • prodotti esteriormente simili a quelli autentici, che però non contengono principi attivi o ne hanno di diversi, talvolta anche nocivi;
  • farmaci in origine autentici, che vengono manipolati e resi così inefficaci se non nocivi;
  • medicinali con i giusti componenti ma in quantità non esatte, e/o in formulazioni che, per esempio, non rispettano i requisiti per la scadenza indicata;
  • prodotti validi, ma importati illegalmente mediante operazioni di mercato parallelo.

Chi può vendere on line e come

In Italia non è consentita la vendita on line di farmaci che richiedono la ricetta medica. I medicinali senza obbligo di prescrizione, resi riconoscibili dal bollino riportato a fianco, possono essere venduti su Internet, dietro autorizzazione, solo da farmacie e parafarmacie o corner della salute della grande distribuzione organizzata, ma non da altri soggetti, compresi i distributori di farmaci all’ingrosso.

Ad autorizzare la vendita on line è la Regione o Provincia autonoma o altre autorità competenti da queste incaricate. Una farmacia, parafarmacia o corner che abbia ricevuto l’autorizzazione è riconoscibile da un logo che deve essere chiaramente visibile, nel suo sito web, su ciascuna pagina in cui si vendono i medicinali, e che rimanda, per la verifica della regolarità, al sito del Ministero della salute; non è consentito utilizzare il logo nelle pagine impiegate per prodotti diversi dai medicinali senza obbligo di prescrizione (dispositivi medici, integratori alimentari, cosmetici, eccetera).

L’elenco delle farmacie e degli esercizi commerciali autorizzati alla vendita al pubblico dei medicinali è presente sul sito Internet del Ministero della salute.

Perché quando assumi alcuni farmaci devi limitare il caffè?

Conosciamo i benefici di una tazzina di caffè che, ogni mattina o dopo pranzo, ci consente di affrontare con maggiore energia le incombenze che dobbiamo portare a termine. Dobbiamo, però, fare attenzione. La funzione energizzante del caffè è determinata dalla concentrazione di caffeina al suo interno, e si tratta di una sostanza che può interagire con alcune terapie o patologie.
La dose sicura per un adulto è di 4/5 tazzine al giorno, 1 o 2 in gravidanza o allattamento.

Se assumi farmaci:

  • broncodilatatori
  • antibiotici chinolonici
  • antidepressivi
  • antipertensivi

dovresti rivedere le tazzine che puoi assumere al giorno. Soprattutto nel caso di farmaci per la pressione alta, la caffeina rischia di rimanere in circolo per più tempo con la possibilità di alterare il metabolismo di alcune di queste molecole.
Quindi potresti avere un maggiore assorbimento della caffeina e una diversa risposta ai farmaci.

I benefici del caffè

La caffeina ha anche alcune preziose proprietà che comportano per i bevitori di caffè alcuni concreti benefici:

  • stimola la secrezione gastrica e biliare, un caffè a fine pasto sostiene la digestione
  • effetto tonico e stimolatorio sulla funzionalità cardiaca e nervosa
  • effetto lipolitico, ovvero la capacità di stimolare l’impiego di grassi a scopo energetico e non di accumulo
  • sono già state individuate proprietà antiossidanti, antimutagene ed antinfiammatorie

 

È comunque fondamentale essere consapevoli delle possibili interazioni tra caffè e farmaci e ricordare di confrontarsi con il proprio medico in caso di qualsiasi dubbio specifico.

Doccia con la febbre: si può fare?

La febbre è un sintomo, non una patologia. Si manifesta a partire da stati infettivi e condizioni patologiche e rappresenta il tentativo del nostro corpo di controllare fenomeni che ritiene pericolosi. La febbre può essere accompagnata da aumento della sudorazione, brividi corporei, mal di testa, dolori muscolari, mal di gola, nausea, inappetenza, disidratazione e stanchezza. DI per sé la febbre non deve spaventare: in un individuo adulto può risultare pericolosa per l’organismo solo se venissero superati i 40 gradi corporei. Se la febbre è associata a patologie come l’influenza stagionale, tenderà a scomparire spontaneamente e la temperatura può essere abbassata tramite farmaci antipiretici – come, ad esempio, il paracetamolo – e anti-infiammatori non steroidei, come l’ibuprofene o l’aspirina.

Si può fare la doccia con la febbre?

Fare la doccia non è sconsigliato. È importare però evitare di esporsi a basse temperature prima, durante o dopo averla effettuata.  Prendere freddo potrebbe causare i brividi, che aumentano la temperatura corporea contribuendo alla sensazione di disagio legata alla febbre. Una doccia leggermente calda o tiepida, non troppo lunga può essere benefica per il nostro organismo, basta stare attenti a non prendere freddo una volta usciti.

I rimedi non-farmacologici

In caso di alte temperature e sensazione di calore, impacchi di acqua fredda sulla fronte sono utili per diminuire temporaneamente la temperatura. Per contro, in caso di brividi di freddo, è bene tenersi al caldo tramite l’utilizzo di coperte, bevande calde e riscaldamento degli ambienti.

Riposo, idratazione e una sana alimentazione sono fondamentali.

È molto importante bere frequentemente e mangiare a piccole dosi ma ravvicinate nel tempo, specie se si è inappetenti. I cibi da prediligere sono quelli semi-solidi, come le minestre, e poi i carboidrati e la frutta e la verdura per le loro proprietà antiossidanti. Praticare attività fisiche faticose per l’organismo o sport, per esempio, in un quadro di infiammazione generalizzata, può contribuire all’innalzamento della temperatura corporea, ed è sconsigliata l’assunzione di zuccheri e di alimenti grassi. Il riposo, infine, è fondamentale.

Farmaci antinfiammatori (FANS), 10 alternative naturali che funzionano

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono utilizzati per alleviare il dolore, ridurre l’infiammazione e abbassare una temperatura corporea elevata (febbre). Benché siano ampiamente utilizzati, per esempio per ridurre i sintomi di cefalee, dismenorree (dolore mestruale), strappi e distorsioni, raffreddori e influenze, artriti e altre cause di dolore cronico, non sono adatti a tutti i pazienti e talvolta possono causare effetti collaterali problematici.

La maggioranza delle persone può prendere i FANS, ma alcuni pazienti devono stare particolarmente attenti. Conviene chiedere consiglio al farmacista o al medico prima di assumere un FANS nei seguenti casi:

  • oltre i 65 anni,
  • in gravidanza o alla ricerca
  • in allattamento
  • i pazienti asmatici
  • storia di allergia a un FANS,
  • ulcere gastriche,
  • problemi di qualunque natura di cuore, fegato, reni, pressione arteriosa, circolazione o intestino
  • assunzione di altri farmaci
  • età sotto i 16 anni (i farmaci contenenti aspirina non dovrebbero mai essere somministrati prima di quest’età per il rischio di sviluppare la sindrome di Reye)

Poiché i FANS possono causare effetti collaterali importanti, si raccomanda spesso l’uso di alternative. L’alternativa principale per il dolore è il paracetamolo, disponibile come farmaco da banco e sicuro per la maggior parte delle persone. Creme e gel di FANS da spalmare sulla pelle possono essere validi in caso di dolore muscolare o articolare in una parte definita del corpo, perché hanno meno effetti collaterali di compresse e capsule (anche se le evidenze scientifiche relative alla loro efficacia sono limitate). Il medico può anche raccomandare medicine e terapie differenti secondo la condizione da trattare. Per esempio, la fisioterapia può aiutare alcuni soggetti con dolore muscolare o articolare.

Antinfiammatori naturali: quali funzionano davvero?

 Secondo un lavoro di revisione pubblicato nel 2016, sarebbero più di 600 le piante naturali utilizzate nel mondo, nelle diverse tradizioni popolari, per trattare disturbi infiammatori. Quelle più conosciute e comunemente utilizzate sono:

  1. L’aloe vanta numerose proprietà, tra cui spiccano quelle antinfiammatorie, soprattutto per uso topico: infiammazioni e dermatiti, escoriazioni e ferite, ulcere, prurito, punture di insetti, ustioni lievi e scottature solari, psoriasi, herpes labialis e zoster. L’aloe trova utilizzo anche per il trattamento di disturbi gastro-intestinali di tipo infiammatorio, quali: gastrite, colite, sindrome del colon irritabile, ulcera peptica.
    L’aloe si assume per bocca come succo concentrato ricavato dalle foglie, oppure come gel ad uso topico (applicato cioè sulla cute).
  2. L’arnica  è usata principalmente ad uso topico come antidolorifico e antinfiammatorio in caso di traumi fisici di varia natura, come: ematomi, contusioni, stiramenti muscolari oppure come rimedio in caso di punture di insetti e leggere infiammazioni cutanee.
    Il principio attivo responsabile dell’effetto antinfiammatorio è stato identificato nell’Elenanina, un lattone sesquiterpenico in grado di inibire il fattore di trascrizione NF-kb, un mediatore dell’infiammazione: grazie all’azione dell’Elenanina, il meccanismo infiammatorio viene bloccato a monte.
    Un’applicazione interessante riguarda quella dell’Arnica in caso di osteoartrite, un comune disturbo articolare che colpisce in prevalenza dopo i 65 anni e fino all’80% delle persone oltre i 75 anni di età; la condizione si caratterizza per degenerazione articolare, perdita di cartilagine, modificazioni ossee. Secondo alcuni studi, l’Arnica risulterebbe efficace in caso di osteoartrite lieve o moderata, al pari dei comuni farmaci di sintesi, e ben tollerata.
  3. L’artiglio del diavolo è conosciuta e utilizzata nella medicina popolare come analgesico e antinfiammatorio, in particolare per uso topico nei disturbi articolari, quali: artrosi, artrite (incluse osteoartrite e artrite reumatoide), reumatismi, tendiniti, sciatica.
  4. La calendula – l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ne ha approvato l’uso per il trattamento delle infiammazioni cutanee e delle ferite di lieve entità, e per le infiammazioni lievi del cavo orale e della gola. Pur ritenendo ancora insufficienti i test clinici, l’EMA ritiene plausibile l’efficacia della calendula e ne evidenzia l’elevato grado di sicurezza sulla base dell’utilizzo consolidato nella medicina tradizionale.
    In particolare, le applicazioni topiche di preparati a base di calendula sono consigliati in caso di: ferite e tagli, bruciature e ustioni (comprese le scottature solari), punture di insetto, strappi muscolari, ematomi, infiammazioni e infezioni della pelle, infiammazione delle emorroidi, vene varicose, piaghe da decubito (profilassi e trattamento), geloni.
  5. La curcuma è conosciuta come spezia aromatica, ma anche come integratore alimentare per una serie di patologie, in virtù delle sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, immunostimolanti
    In particolare, la curcuma è usata da centinaia di anni per problemi riguardanti diversi distretti corporei, tra cui: la pelle (ferite, orticaria, dermatiti), le prime vie respiratorie (riniti, faringiti, tosse), le articolazioni reumatismi), l’apparato digerente (problemi digestivi, problemi di bile o fegato).
    La curcuma si trova in commercio come polvere per uso alimentare o formulata in capsule come integratore.
  6. La malva è utilizzata come antinfiammatorio nelle affezioni della bocca, della gola e delle prime vie respiratorie (tonsilliti, bronchiti), ma anche nelle infiammazioni intestinali e vaginali, in virtù dell’azione emolliente e protettiva nei confronti delle mucose da parte delle mucillagini in essa contenute.
    Si assume come tisana, decotto o tintura madre.
  7. Il rosmarino viene utilizzato in preparazioni topiche per il trattamento di piaghe, ferite, scottature e come pianta balsamica in caso di raffreddore e tosse. Si può assumere come infuso di foglie essiccate o come estratto idroalcolico. Per uso topico si trova formulato in preparazioni semi-solide o liquide (olio essenziale).
  8. L’alga spirulina è  in grado di agire su più fronti tramite lattivazione di enzimi cellulari antiossidanti (superossido dismutasi e catalasi), il blocco dei radicali liberi (sottoprodotti del metabolismo, fortemente ossidanti), l’inattivazione della perossidazione dei lipidi (i grassi ossidati sono una delle cause di danno per il DNA cellulare) e la riduzione dell’espressione delle citochine coinvolte nella risposta infiammatoria. La Spirulina si trova in commercio come integratore sotto forma di compresse o capsule, da sola o in combinazione con altri derivati vegetali.
  9. La salvia è nota come rimedio nella medicina popolare per le sue proprietà antinfiammatorie, antisettiche, digestive, diuretiche, cicatrizzanti.  Per quanto riguarda l’azione antinfiammatoria, la salvia per uso orale (come tisane, olio essenziale, estratto secco in capsule) è utilizzata come rimedio per curare le infiammazioni orofaringee (bocca, gola e primo tratto respiratorio), mentre per uso topico (foglie tal quali o infuso) trova utilizzo come disinfettante delle ferite.
  10. Lo zenzero è utilizzato da lungo tempo nella medicina popolare come digestivo, antiemetico (anti-vomito), antinausea, antinfiammatorio nella sindrome influenzale. In commercio si trova come radice fresca o essiccata, candito oppure come estratto in polvere (in genere sotto forma di capsule).

6 consigli per utilizzare i farmaci in sicurezza nella stagione calda

Attenzione al calore, alla reazione di alcuni farmaci col sole e meglio preferire compresse o pasticche agli sciroppi. Sono alcuni dei consigli dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), per utilizzare i medicinali in sicurezza nella stagione calda. L’obiettivo è ricordare a tutti i pazienti, in particolare a quelli che si accingono a partire per le ferie, che in estate è necessario dedicare ancora maggiore attenzione alla conservazione, al trasporto e all’utilizzo dei farmaci. Il sole e le alte temperature – ricorda Aifa –mettono a rischio la conservazione dei medicinali. Per non ridurne l’efficacia, la qualità e la sicurezza basta seguire pochi semplici ma utili accorgimenti.

  1. Usare formulazioni SOLIDE invece che liquide, meno suscettibili alle alte temperature.
  2. I farmaci vanno conservati in LUOGO FRESCO E ASCIUTTO, ad una temperatura mai superiore a 25 gradi.
  3. Alcuni farmaci possono indurre REAZIONI CUTANEE con l’esposizione al sole: è utile informarsi con il medico, evitare l’esposizione tra le 11 e le 16 e utilizzare filtri solari.
  4. Ogni farmaco va tenuto nella sua CONFEZIONE ORIGINALE per sapere la data di scadenza e avere a disposizione il foglio illustrativo.
  5.  In auto i farmaci NON VANNO ESPOSTI AL SOLE, è importante usare un contenitore termico e non metterli nel bagagliaio ma nell’abitacolo.
  6.  Se si viaggia in aereo bisogna ricordarsi di mettere i MEDICINALI NEL BAGAGLIO A MANO e portare con se le prescrizioni, in particolare se si tratta di farmaci salvavita.

Oltre a questi consigli pratici è importante leggere sempre con attenzione il foglio illustrativo e consultare il medico o il farmacista in caso di dubbi. La guida è disponibile anche online sul sito istituzionale http://www.aifa.gov.it

 

Farmacia da viaggio: ecco il kit di farmaci da portare in valigia

Quali farmaci non devono mancare nella valigia delle vacanze? Un analgesico, utile per mal di testa, mal di denti, dolori alla schiena, un antipiretico (tachipirina o un suo equivalente a base di paracetamolo), un antiinfiammatorio, un antinausea, un farmaco contro l’acidità di stomaco, un antidiarroico, fermenti lattici (meglio se stabili a temperatura ambiente) per prevenire dissenteria, ma anche un lassativo e un antibiotico ad ampio spettro. E ancora, un antistaminico, una crema per le infezioni, prodotti per la tosse, un collirio decongestionante, così come la melatonina per favorire il sonno. Ogni tipo di vacanza ha il suo kit di farmaci ideale. Ecco, in sintesi, quello che non dovremmo mai dimenticare:

  • Disinfettante e cerotti
    Una caduta accidentale o un taglio possono capitare in vacanza, per questo è bene portare in valigia un disinfettante, garze sterili e cerotti. I disinfettanti vanno applicati direttamente sulla ferita, dopo aver pulito con acqua la pelle circostante e avere rimosso eventuali tracce di sporco.
  • Colluttori, pastiglie e spray per la gola
    Pastiglie da sciogliere in bocca, spray e collutori aiutano a disinfettare la gola e a combattere le forme più lievi di mal di gola, che si fa sentire in estate per i frequenti sbalzi di temperatura, entrando e uscendo da locali con aria condizionata.
  • Antistaminici per allergie, eritema o dermatiti
    L’eccessiva esposizione al sole o il contatto con alcune sostanze possono causare reazioni allergiche. Gli antistaminici sono farmaci in grado di bloccare l’azione dell’istamina, la sostanza che scatena l’infiammazione e che causa i sintomi tipici di una reazione allergica (prurito, orticaria, eritema, problemi gastrointestinali). Gli antistaminici devono essere usati solo per bloccare la reazione allergica e per periodi di tempo limitati, inoltre possono dare sonnolenza o interferire con altri farmaci, per questo occorre chiedere consiglio al medico prima di partire.
  • Lassativi anti stitichezza
    Il cambio di ritmi e di abitudini alimentari può causare problemi di stitichezza e per ovviare esistono diversi tipi di lassativi, la cui scelta deve essere fatta in base alle proprie esigenze. Tutti i lassativi devono essere utilizzati per periodi brevi (qualche giorno al massimo), altrimenti si rischia l’assuefazione. A volte può bastare inserire frutta, verdura e liquidi nella dieta.
  • Antiacidi contro il mal di stomaco
    Lo stress del viaggio, il cambiamento di abitudini alimentari e la stanchezza possono causare difficoltà digestive, bruciore, acidità. L’acidità di stomaco si combatte con gli antiacidi che la neutralizzano, o con gli antisecretori anti H2 che riducono la produzione di sostanze acide.
  • Antidolorifici
    Un mal di testa improvviso, un ascesso ai denti, dolori mestruali, febbre e influenza sono compagni di viaggio alquanto sgraditi. Per questo conviene sempre portare con sé farmaci che alleviano il dolore, ma che sono anche in grado di abbassare la febbre. Gli antidolorifici possono essere utilizzati anche sotto forma di creme o cerotti che rilasciano il principio attivo nel caso di dolori localizzati, mentre quelli per bocca devono sempre essere presi a stomaco pieno.
  • Melatonina e valeriana per jet lag e insonnia
    Quando si fa un viaggio che comporta un cambio notevole di fuso orario, le difficoltà a dormire non tardano ad arrivare. I primi giorni si fatica a prendere sonno, ci si sveglia spesso di notte, si ha mal di testa, ci si sente irritabili.Per attenuare questi disagi la melatonina è utile perché regola il ritmo sonno-veglia. Anche la valeriana, che ha un’azione rilassante e aiuta a dormire, serve a battere sul tempo l’insonnia: deve essere presa solo per pochi giorni, tutte le sere prima di andare a dormire.

Attenzione, prima di usarli, è necessario leggere con attenzione il foglietto illustrativo di ogni farmaco, utilizzarli solo per pochi giorni e, in assenza di miglioramenti, rivolgersi al medico.

Sul sito della Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni, www.simvim.it, si trovano altre indicazioni utili.

Otite: cause, sintomi e terapie di questo processo infiammatorio

Per otite si intende l’infiammazione dell’orecchio. L’otite esterna si localizza nel condotto uditivo, il canale che collega il padiglione auricolare con la porzione media dell’orecchio; l’otite media si sviluppa più in profondità, nella cavità che ospita la catena degli ossicini dell’udito e che è delimitata internamente dalla membrana del timpano.

L’otite è causata da infezioni batteriche o virali, raramente da funghi. Uno dei principali fattori di rischio è il contatto con acqua contaminata che, intrappolata nel condotto uditivo insieme con il cerume, crea condizioni favorevoli alla proliferazione dei germi. L’otite media può anche derivare dalla diffusione di un’infezione delle prime vie respiratorie (faringite, laringite, raffreddore, sinusite) per passaggio di secrezioni infette nel condotto uditivo. L’uso di auricolari o protesi acustiche oppure la presenza di piccole lesioni provocate da scorrette manovre di pulizia dell’orecchio così come allergie, psoriasi o dermatiti del cuoio capelluto, possono favorire la comparsa di otiti esterne croniche e la formazione di foruncoli dolorosi.

Nell’otite esterna i sintomi principali sono arrossamento del padiglione auricolare, prurito, dolore persistente e intenso all’orecchio (otalgia). Nell’otite media l’otalgia si può accompagnare a udito ovattato, produzione di secrezioni maleodoranti con pus e sangue, in alcuni casi febbre. Nei neonati, l’otite può manifestarsi con pianto inconsolabile e scuotimento del capo. La forma acuta compare improvvisamente e guarisce quasi sempre senza danneggiare l’orecchio, l’otite cronica può dare alterazioni dell’udito più o meno gravi. A volte l’otite può provocare la rottura del timpano con fuoriuscita di liquidi dall’orecchio.

L’otite può guarire spontaneamente nel giro di pochi giorni. È utile dormire con la testa sollevata per ridurre il gonfiore e appoggiare un panno caldo sull’orecchio. Su consiglio del medico è possibile utilizzare gocce analgesiche o antinfiammatorie da instillare localmente, a patto che il timpano non sia perforato, o farmaci per uso sistemico per alleviare il dolore. Spetta sempre al medico la decisione se intraprendere una terapia antibiotica.

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