Gravidanza e post-parto ai tempi del Coronavirus

In questo momento in Italia ci sono migliaia di donne in gravidanza e da gennaio ad oggi sono nati circa 80.000 bambini (circa 1200 al giorno). La maggior parte dei neonati torna a casa entro i primi tre giorni dopo il parto. In ospedale l’accesso è regolamentato a dovere, proprio per limitare i contatti e ridurre il rischio di contagio. A casa, nessuno può regolamentare, se non noi stessi.

I clinici cinesi, che per primi si sono confrontati con il Coronavirus, hanno valutato l’impatto del virus sulla gravidanza, sulla donna in gravidanza e sul feto e hanno scoperto che, sebbene le donne in gravidanza abbiano un rischio di ammalarsi sovrapponibile a quello delle altre persone, allo stato attuale sembra che il Coronavirus NON passi la placenta e quindi ci permette di dire, almeno stando a questi primi studi, che il bimbo in utero è al sicuro. Questo ci permette di canalizzare tutti i nostri sforzi nel ridurre il rischio di contagio per le donne in gravidanza, in modo da tutelare la loro salute.

Le donne incinte DEVONO osservare le stesse norme previste per tutti:

  • evitare di uscire in luoghi pubblici
  • evitare i luoghi affollati
  • mantenere una distanza di almeno un metro dal prossimo
  • evitare il contatto fisico
  • lavarsi accuratamente le mani con il sapone evitando di toccarsi il volto
  • stare lontano dalle persone che presentano segni o sintomi di infezione respiratoria in genere
  • dedicarsi a se stesse e al loro bambino, senza altri pensieri

Siamo in una condizione nuova, mai vista prima d’ora per le nostre generazioni, e dunque occorre la responsabilità di tutti e qualche piccola rinuncia, soprattutto in vista del parto e del puerperio, che sono momenti molto impegnativi, dal punti di vista delle risorse fisiche e psichiche, e dunque bisogna prepararsi ad affrontarli al meglio e bisogna delegare agli altri tutto ciò che si può delegare. Le puerpere che tornano a casa devono essere consapevoli che oltre al carico normale legato al puerperio,  hanno anche il carico dato dall’epidemia in corso.

I neonati, una volta fuori dall’utero materno, hanno gli stessi rischi di tutti noi di incontrare il virus e ammalarsi: non sappiamo ancora nulla di come il coronavirus si comporti nei neonati, e questa assenza di conoscenza scientifica ci chiede una ulteriore cautela collettiva.

Come comportarsi – Qual è il codice di comportamento più adeguato? 

1) Fare gli auguri a mamma e papà a distanza e chiedere se hanno bisogno di qualche aiuto pratico

2) Stare lontani dalla casa del bimbo, almeno finchè l’emergenza coronavirus non sarà passata, e privilegiare i contatti telematici

3) Se i genitori, che magari rientrano nella categoria degli scettici, vi invitano a casa, evitate comunque assembramenti e avviciniamoci al bambino con moderazione, deferenza e rispetto, uno alla volta, chiedendo il permesso SENZA toccarlo

4) Se co-abitiamo con i neo-genitori dobbiamo ricordarci di evitare luoghi affollati e occasioni di contagio, stare a distanza, lavarci le mani, NON toccare la nostra faccia, NON toccare quella del bambino e nemmeno le sue mani o altre parti del suo corpo che lui possa poi mettere in bocca. Stare a un metro di distanza dalla nuova famiglia è quello che ci vuole in questo momento storico.

5) Se abbiamo bambini piccoli potenzialmente esposti al contagio e possibili vettori privilegiati, non andare a trovare il neonato.

6) Se vogliamo manifestare il nostro affetto alla neo-mamma e al neo-papà possiamo farlo facendo tante altre cose per loro, facendo la spesa, cucinando, facendo piccole commissioni o servizi, ma limitando il più possibile i contatti diretti

Il neonato al tempo del Coronavirus sta comodissimo in braccio alla sua mamma e al suo papà. Non ha bisogno di altre braccia che vanno e che vengono: se sapremo aspettare, arriverà un momento più opportuno per le coccole in sicurezza.

Conseguenze fisiche e psicologiche dell’epidemia 

Ci troviamo a fronteggiare per la prima volta dal dopoguerra una situazione di emergenza pubblica mai sperimentata prima. Questa sensazione di allarme, di confusione sul da farsi, di assenza di controllo e di attesa forzata di tempi migliori può scatenare una notevole ansia e condizionare fortemente i nostri comportamenti e il nostro stato d’animo. Considerando che la gravidanza e il post-parto sono due momenti che già in condizioni normali si associano a una rivoluzione interiore e a una lunga serie di cambiamenti sul piano individuale, di coppia e relazionale, va da sé che dover fronteggiare oltre che gli aspetti fisiologici del cambiamento anche l’emergenza sanitaria può scatenare uno stress molto importante.

È piuttosto tipico delle neo-madri associare la cura amorevole del neonato all’aumento della vigilanza, della protettività e della preoccupazione, soprattutto durante la prima esperienza di genitorialità o a seguito di precedenti complicanze. Questo fondo di preoccupazione e di controllo tende ad attenuarsi via via che, settimana dopo settimana, i genitori e il bambino iniziano a conoscersi meglio e ad acquisire maggiore sicurezza e confidenza nelle proprie capacità.

Inserire in questo delicato equilibrio dinamico una preoccupazione angosciosa come quella che stiamo vivendo in questi giorni può trasformare l’accudimento in ansia e la naturale protettività in iperprotettività. Le madri hanno bisogno a loro volta di sentirsi protette e di non dover aggiungere preoccupazioni a quelle che già normalmente possono girare loro nella testa dopo il parto.

I padri possono esercitare in parte questa opera di protezione, ma a loro volta, in un momento di questo tipo, hanno bisogno anch’essi di una base sicura per potersi orientare, perché sono persone, non automi, e non è mai piacevole vedere la propria compagna preoccupata e non riuscire a fare nulla.

I neonati in tutto ciò, hanno delle microscopiche antennine wireless e si accorgono benissimo se la mamma è spaventata e il papà non riesce a rassicurarla. Questo si traduce in un generale senso di tensione e nervosismo, che non fa bene a nessuno.

Per questi motivi è importante che le donne in gravidanza ed i neogenitori adottino i piccoli accorgimenti indicati dall’OMS e dal Ministero della Salute, chiedendo a parenti ed amici di rispettarli senza se e senza ma.

Le attuali raccomandazioni sono riassunte e pubblicate (con costanti aggiornamenti) anche sul sito della Associazione CiaoLapo ETS per la tutela della gravidanza e della salute perinatale (www.covid.ciaolapo.it).

Coronavirus: cos’è e come proteggersi

Un Coronavirus è una classe di virus che causa malattie a carico principalmente dell’apparato respiratorio. A seconda della persona che viene contagiata, e dalla condizione del suo sistema immunitario, i Coronavirus possono provocare disturbi che variano dal comune raffreddore a sindromi respiratorie più gravi.

Il nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) è il responsabile della nuova “Sindrome Respiratoria acuta grave coronavirus 2”. Secondo gli esperti, questo nuovo ceppo sarebbe il “fratello” di quello che causò la SARS  nei  primi anni 2000. La malattia provocata dal nuovo Coronavirus è stata chiamata COVID-19, ovvero Corona Virus Disease.

Per informazioni più approfondite puoi cosultare il sito del Ministero della Salute

Riconosciamo insieme i sintomi

Sono molto variabili perché dipendono sia dal virus sia dalla persona che viene infettata. I sintomi più frequenti sono:

  • Febbre;
  • Difficoltà respiratorie;
  • Tosse.

Nei casi più gravi può causare sindrome respiratoria acuta grave, polmonite e raramente persino la morte (in soggetti molto compromessi). Le persone più sensibili alle forme gravi sono gli anziani e quelli con patologie croniche (immunosoppressi, patologie cardiache …).

Come effettuare la diagnosi?

Come abbiamo visto, i sintomi sono molto simili e sovrapponibili ad una comunissima sindrome influenzale. Quindi l’unico modo per riconoscere il nuovo Coronavirus è eseguire degli esami di laboratorio. Se vuoi, puoi anche approfondire la situazione del Coronavirus in Italia.

Come avviene la trasmissione del virus (da persona a persona)?

Il nuovo coronavirus viene trasmesso principalmente per contatto diretto e stretto con una persona infetta. La via di trasmissione sono le goccioline respiratorie e quindi tramite:

  • Saliva (tosse e starnuti)
  • Mani (toccando con le mani superfici contaminate e a seguito bocca ed occhi)

Dieci regole da seguire per proteggersi dal Coronavirus

Come ci consiglia anche il Ministero della Salute e la Regione Lazio, ci sono alcune regole da rispettare per proteggersi e proteggere dal Coronavirus.

  1. Lavarsi spesso le mani (con igienizzanti a base di Alcool o Cloro)
  2. Evitare il contatto con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute
  3. Non toccarti bocca, naso e occhi con le mani
  4. Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci
  5. Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico
  6. Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
  7. Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate
  8. I prodotti made in China e  i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi
  9. Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus
  10. Contatta il numero 1500 se hai febbre o tosse e sei tornato dalla Cina da meno di 14 giorni

GEL MANI : La nostra soluzione disinfettante

Il nostro laboratorio produce il GEL DISINFETTANTE MANI A BASE DI ALCOL. Il prodotto è disponibile a seconda delle necessità ed è fornito anche nei propri contenitori.

Alimentazione dopo le feste: 8 cibi detox perfetti per sgonfiarsi

Per depurarsi dopo le feste dobbiamo affidarci a dei cibi specifici dal potere detox e drenante che, più di altri, sono in grado di aiutarci in questa impresa, velocizzando la nostra remise en forme. Introdurli nelle settimane successive al 6 gennaio è un’ottima mossa per garantire una rapida “disintossicazione” dagli eccessi natalizi senza però ritrovarsi a fare una dieta rigida e difficile da seguire. Selezionare gli alimenti giusti e trovare delle ricette sane e gustose al tempo stesso è il modo ideale per tornare in forma ed evitare di sentirsi gonfi e appesantiti.

Di seguito puoi trovare la lista dei super food dal potere detox perfetti per il dopo-feste con i benefici e le proprietà di cui godono e che ti aiuteranno a ritrovare in fretta il tuo peso forma dopo le faticose settimane delle feste natalizie.

  1. Zenzero
    È un alimento perfetto per depurare l’organismo, digerire e combattere la nausea: insomma, l’ideale per rimettere a posto uno stomaco in subbuglio dopo le feste di Natale. Può essere aggiunto come spezia a vellutate e zuppe, mangiato a fette (zenzero disidratato) oppure in infusione, come tisana.
  2. Cavoletti di Bruxelles
    Non particolarmente amati dai più per via di un odore non proprio piacevole, i cavoletti di Bruxelles sono in realtà un vero toccasana per il fisico. Sono ricchi di fibre, vitamine e dei cosiddetti “composti fitochimici”, sostanze con molte proprietà benefiche.
  3. Mirtilli rossi
    Noti per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, i mirtilli rossi godono di moltissimi benefici, tra cui riduzione del rischio di malattie cardiache, infarti, pressione sanguigna alta e obesità. In più, sono degli ottimi alleati della digestione.
  4. Carciofi
    I carciofi rappresentano un altro alimento detox altamente efficace: hanno un effetto diuretico, facilitano lo smaltimento delle tossine e purificano l’intestino.
  5. Lenticchie
    Ricche di fibre e di valori nutrizionali ma povere di calorie, le lenticchie aiutano la digestione e il funzionamento dell’intestino, rappresentando un vero toccasana contro stitichezza e gonfiore.
  6. Finocchi
    Anche i finocchi sono particolarmente indicati in una dieta disintossicante: hanno un potere depurativo, contengono poche calorie e stimolano la diuresi, aiutando le funzioni intestinali.
  7. Barbabietole rosse
    Ricche di vitamine e minerali e poco caloriche, le barbabietole rosse sono un elemento fondamentale in una dieta detox. Grazie alle loro proprietà antiossidanti, aiutano il fegato e la cistifellea a eliminare le tossine e svolgono un’azione fortemente depurativa.
  8. Curcuma e altre spezie in sostituzione del sale
    Abbandonate il sale a vantaggio di spezie dalle proprietà disintossicanti tra cui rosmarino, timo, cumino, curcuma. In particolare quest’ultima svolge un’azione purificante e antinfiammatoria.

Feste natalizie, 7 semplici consigli per passarle in serenità e salute

Questo è un periodo di relax e spensieratezza, ma anche di malanni stagionali. Ognuno di noi dovrebbe fare attenzione a preservare il bene più prezioso per passare le feste in serenità, la salute. Ecco alcuni consigli che potrebbero essere molto utili.

  1. Attento agli sbalzi di temperatura: non sono le temperature fredde a farci ammalare, ma gli sbalzi di temperatura.
  2. Calore per respirare meglio: bevande  e tisane calde, brodi e zuppe favoriscono il benessere respiratorio, alleviano irritazioni e infiammazioni e ti aiutano ad arrivare in forma per le feste.
  3. Fai attenzione alla qualità dell’aria: sotto le feste passerai più tempo in ambienti chiusi o dentro casa. E’ importante deumidificare e umidificare questi ambienti e favorire il ricambio d’aria.
  4. Attenzione agli incidenti domestici:  guai a lasciare accesi caminetti, stufe, fornelli o candele. E a Capodanno bisogna lasciar maneggiare i fuochi d’artificio solo dai professionisti.
  5. Prepara il cibo con cura: fai attenzione all’igiene in cucina per allontanare il rischio contaminazioni. Pulisci spesso le superfici, non lasciare alimenti deperibili fuori dal frigo più di due ore e cuocere e refrigerare in modo corretto.
  6. Mangia sano e sii attivo: in particolare non esagerare con i grassi, il sale e lo zucchero. Infine, anche in vacanza non bisognerebbe dimenticare di fare attività fisica, almeno due ore e mezza a settimana se si è adulti, e un’ora al giorno se si è bambini o adolescenti.
  7. Viaggia in sicurezza: mettiti le cinture quando sei in macchina e fai sedere i bambini sugli appositi seggiolini. Mai guidare dopo aver bevuto alcolici.

 

Alito cattivo, cause, consigli e rimedi per risolvere l’alitosi

L’alitosi è una condizione molto comune che colpisce circa il 25% della popolazione. In generale, le cause dell’alitosi
sono da ricercarsi nel 90% in condizioni alterate presenti a carico della bocca, nel 10% sono invece supportate da patologie presenti in altri distretti dell’organismo. Carie, gengiviti e una scorretta igiene orale frequentemente portano a sviluppare alitosi, che spesso costituisce addirittura un sintomo precoce della parodontite.

Cause
I batteri anaerobi, ovvero quelli che sopravvivono in assenza di ossigeno, proliferando all’interno delle tasche parodontali producono composti volatili solforosi (CVS) responsabili del cattivo odore; i batteri si organizzano formando un biofilm contenente questi composti dello zolfo responsabili principali del cattivo odore trasmesso e percepito attraverso la respirazione e la fonazione. Anche il fumo di sigaretta contribuisce a peggiorare alitosi e
parodontite ed è quindi un fattore di rischio comune che sarebbe indispensabile mettere sotto controllo
per avere successo nella terapie di entrambe le condizioni cliniche.

Un’altra causa dell’alitosi è la presenza della placca batterica o sul dorso della lingua (si va a depositare tra una papilla gustativa e l’altra) o presente negli spazi interdentali. Ad aggiungersi il ruolo fondamentale della saliva in quanto ha la duplice funzione di detersione e di effetto tampone. La riduzione del flusso salivare può avere un impatto enorme nella genesi dell’alitosi; la sua  mancanza può essere influenzata da molte condizioni: i farmaci antidrepressivi, antipsicotici, diuretici e antipertensivi, le malattie delle ghiandole salivari (diabete, sindrome di Sjogren), la chemioterapia e la radioterapia influenzano negativamente qualità e quantità di saliva prodotta.

Diagnosi e terapia
Nonostante l’alitosi sia una condizione molto comune, l’autodiagnosi non è sempre facile ed è buona regola affidarsi ad un Odontoiatra o a un igienista dentale per effettuare una valutazione corretta. L’esame più utilizzato è quello organolettico (il cosiddetto sniff test) nel quale il professionista esamina attraverso il proprio olfatto la presenza o meno di alitosi. La terapia è ovviamente strettamente correlata alla diagnosi. Il professionista deve intervenire
sulle patologie del cavo orale eventualmente presenti e istruire il paziente ad avere una corretta igiene
orale. È necessario fare attenzione a detergere accuratamente anche gli spazi interdentali con lo scovolino o con il filo interdentale, non dimenticando mai di pulire il dorso della lingua con lo spazzolino stesso o con presidi specifici (puliscilingua o netta lingua – air abrasion con polvere di eritritolo da parte del professionista).

Qualora vi sia una diagnosticata riduzione della quantità di saliva prodotta è essenziale prendere alcuni accorgimenti: il professionista è in grado di suggerire strategie per mantenere umettato il cavo orale, così come dare consigli alimentari che aiutino la gestione dell’alitosi, a volte introducendo dei gel orali sostitutivi o integratori della saliva.

E se la causa non fosse la bocca?
Bisogna sempre rivolgersi al proprio dentista qualora si abbia la sensazione di alito cattivo. Ma la causa potrebbe non essere all’interno della bocca: gastriti, patologie del fegato, disturbi gastrointestinali e difficoltà nella digestione, diabete non compensato possono avere questo sintomo come manifestazione a distanza di un problema metabolico o infiammatorio. Comunque non affidarti alla solita caramella, allo spray orale o al collutorio senza aver ben compreso quale sia lo stato di salute del cavo orale e non solo. Impara a riconoscere i campanelli di allarme e non sottovalutarli!

I consigli del farmacista

  • Controlla spesso le tue gengive.
  • Stai attento che non ci sia sanguinamento delle gengive! Se ci fosse rivolgiti sempre ad uno specialista, meglio se un parodontologo. La parodontite è tra le prime cause di alitosi.
  • Non sottovalutare l’alitosi: consulta lo specialista prima di decidere quale prodotto usare; spesso il collutorio non è sufficiente.
  • Ricordati di usare lo scovolino o il filo interdentale in base ai consigli del tuo Igienista dentale.
  • Alcuni farmaci causano diminuzione del flusso salivare: attenzione in questi casi all’igiene orale, all’alimentazione e all’apporto di acqua.
  • Lo spazzolamento dei denti deve essere efficace nella rimozione della placca: valuta assieme al tuo Igienista dentale l’opportunità di passare alla detenzione con spazzolino elettrico.

 

Fonte: https://bit.ly/2RYtj8U

Perché sentiamo dolore alle ginocchia e articolazioni quando piove?

Molte persone avvertono dolore alle articolazioni quando piove o sta per piovere e addirittura alcuni sostengono di riuscire a prevedere il brutto tempo proprio grazie ai loro acciacchi.  Qualcuno potrebbe pensare si tratti di suggestione, invece sembra ci sia una ragione scientifica al dolore articolare associato al maltempo. Secondo l’associazione messicana ‘‘Una Sonrisa al Dolor’, che si occupa di fornire assistenza ai pazienti con patologie reumatiche, l’umidità atmosferica influenza il liquido sinoviale presente nelle articolazioni mobili.

Il liquido sinoviale forma una sorta di cuscinetto che smorza l’attrito tra le ossa delle articolazioni e, quando la pressione atmosferica si abbassa, questo liquido si espande leggermente. Se le articolazioni sono in buona salute, generalmente non si avverte alcun fastidio, ma se le articolazione sono usurate o danneggiate, l’espansione del liquido sinoviale può provocare dolore. Quando la pressione atmosferica si abbassa, i sintomi in chi soffre di reumatismi possono peggiorare a causa dei barocettori, recettori che reagiscono alle variazioni di pressione, inviando segnali al sistema nervoso centrale. Inoltre, quando fa freddo, muscoli, tendini e legamenti si irrigidiscono maggiormente, peggiorando la situazione.

Chi ha problemi articolari può dunque avvertire un forte dolore alle ginocchia, spalle, gomiti, anche, dita delle mani e ad altre articolazioni quando c’è molta umidità, oppure in caso di pioggia e basse temperature. La soluzione a questi disagi potrebbe essere quella di riscaldare la zona interessata con borse dell’acqua calda, cuscini riscaldati, cerotti che rilasciano calore e altri rimedi. Le articolazioni possono anche essere massaggiate con creme o unguenti con proprietà analgesiche e antinfiammatorie, per lenire il dolore.

 

Fonte: https://bit.ly/2RXM6kD

 

 

Come usare la carta stagnola e le teglie in alluminio senza rischi per la salute

Sono tornati alla ribalta i rischi per la salute legati all’utilizzo dell’alluminio a contatto con i cibi e in particolare della pellicola di alluminio, utilizzata per conservare e cuocere gli alimenti. Per fare chiarezza il Ministero della Salute ha lanciato una campagna per informare sul corretto uso dell’alluminio per la conservazione e la cottura degli alimenti.

Dalle analisi effettuate dal dipartimento di chimica dell’Università di Milano e dall’Istituto Superiore di Sanità, è emerso che la carta di alluminio a contatto con cibi acidi o durante la cottura rilascia particelle che migrano all’interno degli alimenti. L’alluminio è un metallo tossico per il quale l’Efsa ha fissato limiti di esposizione, che non devono essere superati: una persona che pesa 60 chilogrammi, ad esempio, non dovrebbe ingerire più di 60 milligrammi di alluminio alla settimana. Poiché le fonti di alluminio sono diverse – possiamo infatti trovare tracce di questo metallo in numerosi alimenti e anche nell’acqua – è importante limitare il più possibile l’esposizione a questo composto e utilizzare correttamente la carta stagnola.

Il rilascio di particelle di alluminio dai materiali a contatto con gli alimenti dipende da diversi fattori tra cui la modalità d’uso, la composizione dell’alimento, la temperatura e il tempo di conservazione. Per aiutare i consumatori a usare nel modo corretto la pellicola di alluminio, il Ministero della Salute ha lanciato una campagna con cui fornisce informazioni utili per limitare i fenomeni di migrazione. In particolare, la carta di alluminio e i contenitori prodotti con questo materiale non devono essere usati a contatto con alimenti acidi o salati.  Attenzione quindi a capperi sotto sale, alici, alimenti conditi con succo di limone, aceto o sale.

Recipienti e fogli monouso non vanno riutilizzati e bisogna prestare attenzione a non graffiare con posate o spugne abrasive il rivestimento di alluminio di pentole e padelle antiaderenti. Inoltre, contenitori e fogli di alluminio dovrebbero essere utilizzati per conservare alimenti in frigorifero o in congelatore e solo alcuni cibi possono rimanere a contatto con l’alluminio a temperatura ambiente per più di 24 ore. Tra questi rientrano:

  • Cacao, cioccolato, caffè e zucchero;
  • Spezie ed erbe per infusi;
  • Prodotti di panetteria, paste alimentari secche e prodotti da forno;
  • Cereali, legumi secchi e prodotti derivati;
  • Frutta secca, funghi secchi e ortaggi essiccati;
  • Confetti.

Il Ministero ricorda che in ogni caso il rischio tossicologico dell’alluminio nei soggetti adulti sani è limitato per via dello scarso assorbimento e della rapida escrezione. Diverso è il discorso per alcuni gruppi di popolazione: donne in gravidanza, bambini sotto i 3 anni di età, anziani oltre i 65 anni e persone con malattie renali sono più vulnerabili alla tossicità dell’alluminio e devono prestare particolare attenzione.

L’alluminio è in ogni caso un materiale che richiede risorse per essere estratto e smaltito, dunque è sempre preferibile optare per materiali più sostenibili. Per la cottura dei cibi, meglio scegliere pentole di coccio o acciaio e pirofile in ceramica, mentre per la conservazione si possono utilizzare contenitori in vetro. Per trasportare il cibo fuori casa esistono poi soluzioni sicure ed ecologiche come la pellicola compostabile e i tovaglioli di stoffa, anche imbevuti di cera d’api per renderli impermeabili. Cercare di limitare l’uso dell’alluminio in cucina è sicuramente la scelta migliore sia per la nostra salute sia per l’ambiente.

Dieci utili raccomandazioni per la prevenzione oncologica con la dieta e lo stile di vita

Possiamo prevenire il cancro mangiando meglio? E se sì, come e che cosa?
Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF World Cancer Research Fund) ha rivisto tutti gli studi scientifici sul rapporto fra alimentazione e tumori allo scopo di studiare in che misura dieta, attività fisica e composizione corporea possano modificare il rischio di tumore.

Il rapporto aggiornato sottolinea fin da subito che sedentarietà e assunzione di cibi raffinati, a elevato contenuto calorico, rappresentano la benzina più importante per il sovrappeso e l’obesità che negli ultimi anni hanno condotto ad un aumento drammatico dell’incidenza delle patologie tumorali in tutto il mondo. Questo lavoro ha permesso di stilare dieci raccomandazioni per la prevenzione delle malattie oncologiche. 

  1. MANTIENITI NORMOPESO
    Una sana alimentazione e uno stile di vita attivo aiutano a mantenere il peso corporeo nella norma. Il metodo più diffuso per fare una valutazione del proprio peso è calcolare l’Indice di Massa Corporea (IMC), un semplice rapporto tra il peso e l’altezza al quadrato (Kg/m2). Quando il valore calcolato rientra nell’intervallo tra 18.5-24.9 si è nella condizione di normopeso.
  2. MANTIENITI FISICAMENTE ATTIVO
    Qualsiasi tipo di attività è utile per mantenersi in movimento e indirettamente per salvaguardare lo stato di salute. Preferire le scale oppure lasciare l’auto più lontano dal luogo di lavoro, e approfittarne per fare una passeggiata, sono solo alcuni esempi per mantenersi attivi . Il tempo trascorso in attività sedentarie andrebbe ridotto il più possibile.
  3. CONSUMA CEREALI INTEGRALI, VERDURA, FRUTTA E LEGUMI
    Alla base di una sana alimentazione vi è il consumo di alimenti di origine vegetale e il concetto di varietà. Alternare questa tipologia di alimenti permette di beneficiare di tutti i nutrienti e componenti di cui l’organismo ha bisogno, contribuendo alla riduzione del rischio delle malattie croniche tra cui i tumori.
  4. LIMITA IL CONSUMO DI ALIMENTI PROCESSATI RICCHI IN GRASSI E ZUCCHERI
    Una sana alimentazione si basa prevalentemente su alimenti di origine vegetale, alimenti poco lavorati e su un consumo moderato di alimenti che racchiudono un elevato apporto calorico. Questo perché spesso sono ricchi di zuccheri e grassi e a volte presentano elevate quantità di sale, fattore di rischio per lo sviluppo di tumore, in particolare dello stomaco.
  5. LIMITA IL CONSUMO DI CARNE ROSSA ED EVITA IL CONSUMO DI CARNI LAVORATE
    La carne rossa rappresenta una delle principali fonti di proteine ed è per questo che può far parte di una dieta sana ed equilibrata. Le raccomandazioni a livello nazionale e internazionale invitano a non superare i 500 grammi di carne rossa. In questa categoria rientrano la carne di manzo, maiale e agnello. Ancora più restrittive sono le indicazioni per le carni lavorate, il loro consumo andrebbe evitato.
  6. EVITA IL CONSUMO DI BEVANDE ZUCCHERATE
    L’unica bevanda che dovrebbe essere consumata per la corretta idratazione del corpo è l’acqua. Non solo partecipa al normale svolgimento delle funzioni dell’organismo ma contribuisce al fabbisogno giornaliero di numerosi sali minerali, di cui ne è particolarmente ricca. Contrariamente, le bevande zuccherate favoriscono l’eccesso di peso corporeo poiché contribuiscono all’apporto calorico, dovuto alla quantità elevata di zuccheri.
    7. EVITA IL CONSUMO DI BEVANDE ALCOLICHE
    L’etanolo, la molecola presenta in tutte le bevande alcoliche, è classificato come cancerogeno dallo IARC, l’ente che valuta e classifica gli agenti chimici e fisici in relazione al rischio di cancro. La raccomandazione parla chiaro: il consumo di alcol deve essere limitato. Se proprio si vuole introdurre l’alcol, si consiglia di farlo in occasioni speciali e in piccole quantità.
    8. SODDISFA I FABBISOGNI NUTRIZIONALI ATTRAVERSO LA DIETA
    Un’alimentazione varia ed equilibrata è in grado di fornire tutti i nutrienti e composti di cui l’organismo ha bisogno. Soltanto in casi specifici e previa indicazione del medico l’uso di integratori può risultare necessario per mantenere lo stato di salute.
    9. SE PUOI ALLATTA IL TUO BAMBINO AL SENO
    Le evidenze mostrano come l’allattamento esclusivo al seno per almeno i primi sei mesi di vita sia un fattore protettivo per il tumore del seno. Non solo per la madre ma anche per il bambino. Il latte materno presenta tutti i nutrienti di cui il bambino ha bisogno fino a sei mesi di vita e sembra prevenire l’eccesso di peso corporeo nel bambino e pertanto, nel corso del tempo, la probabilità di sviluppare malattie correlate.
    10. LE RACCOMANDAZIONI PER LA PREVENZIONE ONCOLOGICA SONO VALIDE ANCHE PER CHI HA GIÀ AVUTO CASI DI TUMORE
    Adottare uno stile di vita sano e seguire un’alimentazione equilibrata può contribuire non solo a ridurre gli effetti collaterali delle terapie seguite durante la malattia ma anche a ridurre il rischio di recidiva. Pertanto le dieci raccomandazioni sono valide anche per i soggetti che hanno superato una diagnosi di tumore.

Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, oltre le dieci raccomandazioni che invitano ad adottare uno stile di vita corretto e un’alimentazione sana, specifica che per la prevenzione delle malattie oncologiche è opportuno anche evitare il fumo di sigaretta e proteggersi dal sole. Per ottenere dei benefici è sufficiente iniziare con piccoli e graduali cambiamenti. Inoltre, praticare uno stile di vita basato su tali indicazioni può aiutare a prevenire non solo i tumori ma anche le malattie croniche quali cardiovascolari, ipertensione, muscolo-scheletriche e diabete.

 

 

 

 

Esenti in gravidanza, niente ticket sugli accertamenti

Le coppie che desiderano avere un bambino e le donne in stato di gravidanza hanno diritto a eseguire gratuitamente, senza ticket, alcune prestazioni specialistiche e diagnostiche utili per tutelare la loro salute e quella del nascituro, erogate nelle strutture sanitarie pubbliche e in quelle private accreditate, tra cui i consultori familiari. Per avere l’esenzione non è previsto alcun attestato: basta che di volta in volta il medico apponga sulla prescrizione il codice relativo all’esenzione per gravidanza. Alcune Regioni hanno, tuttavia, fornito in materia indicazioni diverse, ed è per questo che è bene rivolgersi alla propria ASL per verificare se è previsto il rilascio di un documento.

L’esenzione è del tutto indipendente dal reddito dell’assistita. In funzione preconcezionale sono inoltre previste alcune prestazioni in esenzione per l’uomo (qualora la donna sia portatrice di emoglobinopatie) e per la coppia, in
questo caso allo scopo di:
• individuare il gruppo sanguigno e il fattore Rh di entrambi;
• verificare in entrambi se c’è sifilide;
• verificare se c’è infezione da Hiv;
• svolgere vari accertamenti previsti dopo due aborti consecutivi o pregresse patologie della gravidanza con morte perinatale, o familiarità per patologie ereditarie.

Deve prescrivere lo specialista se…

E’ necessaria la prescrizione di un medico genetista o di uno specialista pubblico per:

  • prestazioni rese in funzione preconcezionale  o pregresse patologie della gravidanza con morte perinatale, o familiarità per patologie ereditarie.
  • prestazioni ulteriori rese in funzione preconcezionale dirette d accertare eventuali difetti genetici
  • prestazioni ulteriori rese nel corso della gravidanza in presenza di condizioni patologiche della donna che comportino un rischio materno o fetale (in questo caso può prescrivere solo lo specialista pubblico)
  • prestazioni per la diagnosi prenatale invasiva in gravidanza in alcune specifiche condizioni di rischio per il feto

A che cosa si ha diritto GRATIS

In funzione preconcezionale:

  • a una prima visita ginecologica e ad alcuni esami tra cui il dosaggio degli anticorpi contro la rosolia, l’emocromo, il Pap Test, la verifica dell’emoglobina;
  • alle prestazioni necessarie e appropriate per accertare un rischio procreativo correlato a una malattia o un rischio genetico in uno o entrambi i genitori, evidenziati dalla storia clinica o familiare della coppia;

Nel corso della gravidanza:

  • alle visite periodiche ostetriche-ginecologiche;
  • agli esami con cui viene seguita la gravidanza;
  • ai corsi di accompagnamento alla nascita (training prenatale);
  • all’assistenza al puerperio;
  • alle prestazioni specialistiche ambulatoriali necessarie per il monitoraggio della gravidanza;
  • in caso di condizioni patologiche che comportano un rischio per la madre o per il feto, a tutte le prestazioni specialistiche necessarie al monitoraggio della condizione patologica;

Sto bene? Come farsi il «check-up» a casa con 7 test

Facili, veloci e riproducibili in ogni momento. Gli esercizi e le misurazioni per valutare il proprio livello di efficienza fisica non bastano, ma possono essere utili per decidere se è opportuno rivolgersi al medico.

  1. Equilibrio su una gamba sola
    Restare in equilibrio su una gamba sola potrebbe essere un modo per capire come si invecchierà e stimare anche il rischio di ictus e demenza. Dagli studi effettuati, l’incapacità di rimanere su una gamba per più di 20 secondi è risultata associata a un rischio maggiore di ictus silenzioso (piccole emorragie cerebrali che non danno sintomi, ma aumentano sia il rischio di ictus sia quello di demenza). Le persone che hanno fra i quaranta e i sessant’anni dovrebbero riuscire a mantenersi in equilibrio su una gamba sola (e a occhi aperti) per un minuto.
  2. Alzarsi e sedersi da una sedia
    Esercizio è utile per testare la forza muscolare nelle gambe. Partendo da seduti, si mette tutto il peso su una sola gamba e si prova a sollevarsi e a risedersi nuovamente, continuando a ripetere il movimento fino a quando ci si sente in grado di farlo. Una persona molto in forma dovrebbe riuscire ad arrivare a 60 o 70, ma alcuni possono provare fatica a fare anche solo un movimento. La cosa importante non è però arrivare a un determinato numero, bensì sfidare se stessi per mantenere o migliorare il livello attuale.
  3. Girovita meno della metà dell’altezza
    L’indice di massa corporea (IMC o BMI, cioè Body Mass Index) potrebbe non essere il modo migliore di valutare il giusto peso di un individuo, perché non tiene conto dei muscoli né di dove venga immagazzinato il grasso. Ecco perché si fa il test del cordoncino. Come prima cosa si misura l’altezza usando un cordoncino, tagliandolo poi a misura, quindi lo si piega a metà e lo si fa girare attorno alla vita. La regola d’oro è che la vita sia inferiore alla metà dell’altezza. Se invece il cordoncino non gira attorno alla vita, ciò significa che in quella zona si ha una maggiore concentrazione di grasso, che è grasso viscerale, e livelli più elevati di grasso viscerale sono un campanello d’allarme per un maggiore rischio di malattie cardiache e diabete di tipo 2.
  4. Il pupazzo a molla
    Il test del pupazzo a molla può essere indicativo del livello generale di fitness. Tutto quello che si deve fare è alzarsi e sedersi dalla sedia, ripetendo il movimento per un minuto intero e usando il ticchettio di un orologio per controllarne la velocità, quindi bisogna misurare le pulsazioni per 30 secondi e moltiplicare il valore per due per ottenere la frequenza cardiaca di recupero al minuto e la differenza con quella a riposo (da prendere al mattino, per una misurazione più accurata) dà un’idea del livello generale di forma fisica: se è fra 20 e 30 battiti al minuto è da considerarsi buona, mentre se supera i 40 indica la necessità di fare più esercizio fisico.
  5. Controllare i nei sul braccio
    Le persone con oltre un centinaio di nei sul corpo hanno un rischio più elevato di ammalarsi di melanoma, la forma più pericolosa di tumore della pelle. Ma poiché contare tutti i nei richiede parecchio tempo e non è facile, ricercatori di Londra hanno ideato un metodo più rapido: basandosi su un campione significativo di persone, hanno calcolato che quelli che avevano più di 11 nei sul braccio destro avevano maggiori probabilità di averne oltre 100 in totale sul corpo, mentre chi ne aveva 7, era probabile che arrivasse complessivamente a circa 50. Ma pur rimanendo un mezzo rapido e facile per stimare la conta dei nevi, c’è da tener presente che il loro numero complessivo non è il solo fattore di rischio di sviluppare un melanoma.
  6. Puntare la sveglia di giorno
    C’è un modo semplice per capire se si sta dormendo a sufficienza: basta chiedersi come ci si sente il giorno successivo. Se fra le 11 e mezzogiorno si è vigili e concentrati, significa che si è dormito abbastanza; se invece ci si sente ancora assonnati, vuol dire che non si è riposato adeguatamente. In alternativa, si può provare anche un altro esperimento: per realizzarlo servono un cucchiaio e un vassoio di metallo. Una volta sdraiati sul letto in una stanza buia durante il giorno, si appoggia il vassoio sul pavimento, vicino al letto e tenendo il cucchiaio in mano, lo si fa penzolare sul vassoio e si controlla l’orologio per vedere l’ora: quando ci si addormenta, il cucchiaio cadrà sul vassoio e il rumore farà svegliare. A quel punto si guarderà nuovamente l’orologio: se il tempo passato è inferiore a cinque minuti, si soffre di una grave mancanza di sonno; dieci minuti sono invece motivo di preoccupazione, mentre ogni valore superiore ai 15 minuti va bene. Per una versione ancor più semplificata del test si può impostare la sveglia dopo 15 minuti e vedere se ci si addormenta prima che suoni.
  7. Sentirci bene
    Per valutare la funzionalità del proprio udito si può provare a rispondere a una serie di domande: «Alzate spesso il volume della televisione o della radio quando entrate in una stanza?». «Vi capita di pensare che le altre persone borbottino?». «Vi risulta difficile seguire una conversazione in una stanza affollata?». «Fate fatica a sentire quando parlate al telefono?». «Non sempre sentite il campanello?». Se la risposta a qualcuna di queste domande è sì, ciò potrebbe significare che c’è un problema di udito ed è quindi necessario sottoporsi a un controllo. Gli effetti collaterali di una perdita di udito non curata comprendono ansia e depressione e possono persino giocare un ruolo nell’insorgere della demenza, poiché il cervello non sta ricevendo la stimolazione acustica. Se si trascura il problema troppo a lungo, c’è il rischio che nemmeno gli apparecchi acustici possano più aiutare.

Fonte: https://bit.ly/2XLCsWj