Analisi del sangue, quali le più importanti e con quale frequenza

Gli esami del sangue sono uno strumento fondamentale per monitorare il nostro stato di salute ed eseguire una corretta prevenzione per le patologie più importanti. Il fattore di rischio tempo non è da sottovalutare per nessuna malattia, per questo gli esami del sangue sono un ottimo “campanello di allarme” per diverse patologie, permettono un rapido check up, consentono una panoramica veloce sullo salute al medico. Per un buono stato di salute è importante periodicamente effettuare analisi ematochimiche generali. Attraverso un semplice prelievo venoso è possibile prevenire le malattie più importanti a carattere sociale ad esempio, diabete, tumori, malattie cardiovascolari, epato e nefropatie, ecc.).
Le analisi del sangue sono molto utili per almeno 4 motivi:

  • La prevenzione
  • La conferma di sintomi di malattie e condizioni di salute
  • Prima di effettuare un intervento chirurgico
  • Il monitoraggio di terapie e trattamenti con farmaci

In particolare è utile controllare:

  • Anemia (con l’assetto marziale)
  • Emocromo per individuare problemi ematologici
  • Stato di salute del fegato (fosfatasi alcalina, transaminasi, bilirubina, gamma-GT),
  • Salute dei reni (azotemia, creatinina),
  • Funzioni del metabolismo (glicemia, colesterolo, trigliceridi, ormoni tiroidei, etc.),
  • Il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari (omocisteina, CPK)
  • Presenza di infezioni (urinocoltura, emocromo, indici infiammatori)

Inoltre è possibile ricercare i marcatori tumorali: indicatori biologici utili per la diagnosi di un tumore. Tra questi il PSA per il cancro alla prostata.

Ogni quanto, un soggetto in buona salute, dovrebbe effettuare un prelievo?

L’esame del sangue, in una persona in buona salute, dovrebbe essere eseguito almeno una volte all’anno. Sicuramente il medico di famiglia, conoscendo l’anamnesi, saprà indirizzare al meglio il paziente.

 

Pressione sanguigna e battiti cardiaci, tutto quello che devi sapere

La pressione sanguigna è la pressione esercitata dal sangue circolante sulle pareti dei vasi sanguigni. Quello che si misura tipicamente sono due valori di pressione arteriosa (cioè esercitata sulle arterie), che sono indicati come rapporto:
Pressione sistolica: il primo numero, che è anche il valore più alto (massima), indica la pressione nelle arterie in corrispondenza del battito cardiaco (quando il muscolo cardiaco si contrae).
Pressione diastolica: il secondo numero, il valore più basso (minima), indica la pressione nelle arterie tra battiti cardiaci, quando il muscolo cardiaco si rilascia e il cuore si riempie di sangue.
I valori di pressione arteriosa secondo le raccomandazioni del Ministero sono così classificati:

PressioneMassima (mm Hg)Minima (mm Hg)
NormaleMinore di 120e Minore di 80
Pre-ipertensioneTra 120 e 139o Tra 80 e 89
Ipertensione I StadioTra 140 e 159o Tra 90 e 99
Ipertensione II StadioMaggiore od uguale 160o Maggiore od uguale a 100
Ipertensione sistolica isolataMaggiore od uguale 140e Minore di 90
Crisi ipertensivaMaggiore di 180o Maggiore di 110

PRESSIONE ALTA

A partire dai 20 anni di età, l’AHA, l’associazione americana che si occupa della salute del cuore, raccomanda il controllo della pressione arteriosa durante le visite mediche di routine o almeno una volta ogni due anni se la pressione arteriosa è minore di 120/80 mmHg.
La pressione arteriosa (PA) aumenta con ciascun battito cardiaco e si riduce quando il cuore si rilascia tra i battiti. Mentre la PA può cambiare di minuto in minuto in concomitanza a
cambi di postura, attività fisica, stress o riposo, patologie (febbre in particolare). In circostanze normali negli adulti a partire dai 20 anni dovrebbe essere inferiore a 120/80 mmHg (sistolica inferiore a 120 e diastolica inferiore a 80).

Un singolo valore alto non è necessariamente sinonimo di ipertensione arteriosa, ma se nel tempo vengono riscontrati valori maggiori o uguali a 140/90 mmHg (sistolica 140 o più, oppure diastolica 90 o più), il medico molto probabilmente avvierà un percorso terapeutico. Un programma del genere include ogni volta che sia possibile delle modifiche allo stile di vita, nonché la prescrizione di farmaci quando necessario. Se durante il monitoraggio della pressione arteriosa vengono riscontrati valori sistolici di 180 mmHg o più, o valori diastolici di 110 mmHg o più, aspettare qualche minuto e ripetere la misura. Se vengono nuovamente riscontrati valori alti, la misura sarà indicativa di crisi ipertensiva e sarà necessario ricorrere immediatamente a un intervento medico per trattarla. Se non è possibile ottenere aiuto domiciliare, è necessario farsi portare al pronto soccorso.

È PIÙ IMPORTANTE LA MASSIMA O LA MINIMA?

Tipicamente nei soggetti con oltre 50 anni si dà maggior peso alla pressione arteriosa sistolica (massima) come fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. In molti soggetti la pressione arteriosa aumenta gradualmente con l’età a causa del progressivo irrigidimento delle arterie maggiori, dell’accumulo progressivo di placche e dell’aumentata incidenza di malattie cardiache e vascolari.

PRESSIONE BASSA

Per sapere se si è iper- o ipotesi, termini che indicano rispettivamente una pressione troppo alta o più bassa del normale, è necessario conoscere i livelli di pressione ritenuti sani. La pressione arteriosa ottimale è meno di 120/80 mmHg.  Entro certi limiti, più bassi sono i valori e meglio è. Non esistono limiti specifici a cui attenersi per definire la pressione arteriosa troppo bassa, a meno che non ci siano sintomi o disturbi.

UNA PRESSIONE ARTERIOSA INTORNO A 85/55 È DA CONSIDERARE UN PROBLEMA?

Se non si manifestano sintomi riferibili a una pressione arteriosa troppo bassa, non ci sono ragioni di preoccuparsi. La maggioranza dei medici considera una pressione arteriosa cronicamente bassa pericolosa solo se causa segni rilevabili e sintomi quali:

  • Vertigine o senso di stordimento
  • Svenimenti (sincopi)
  • Disidratazione e sete inusuale: la disidratazione può talvolta causare cadute della pressione arteriosa, tuttavia, la disidratazione non segnala automaticamente una pressione arteriosa ridotta. Febbre, vomito, diarrea grave, abuso di diuretici e intensa attività fisica possono tutti indurre disidratazione, una condizione potenzialmente grave in cui il corpo perde più acqua rispetto a quanta ne assume.
  • Mancanza di concentrazione
  • Visione confusa
  • Nausea
  • Pelle fredda, umida e pallida
  • Respiro rapido e profondo
  • Stanchezza
  • Depressione

La pressione arteriosa bassa può associarsi a:

  • Riposo a letto prolungato
  • Gravidanza: Durante le prime 24 settimane di gravidanza, una diminuzione della pressione arteriosa è comune.
  • Riduzioni del volume ematico: anche una diminuzione del volume di sangue può causare la discesa della pressione arteriosa. Una perdita significativa di sangue conseguente a un trauma grave, disidratazione o sanguinamenti interni massicci ne riduce il volume, inducendo una significativa diminuzione della pressione arteriosa.
  • Vari farmaci possono causare una pressione arteriosa bassa: diuretici e altri farmaci per l’ipertensione, farmaci per il cuore come i beta-bloccanti, farmaci per il morbo di Parkinson, antidepressivi triciclici, medicinali per la disfunzione erettile, soprattutto in combinazione con la nitroglicerina, narcotici e alcolici. Altri farmaci e composti da banco possono abbassare la pressione arteriosa quando presi in associazione con i farmaci per l’ipertensione.
  • Problemi cardiaci: possono determinare una pressione arteriosa bassa annoverano una frequenza cardiaca anormalmente bassa (bradicardia), patologie delle valvole cardiache, un attacco cardiaco e l’insufficienza cardiaca. Il cuore può non essere in grado di far circolare abbastanza sangue per le necessità dell’organismo.
  • Problemi endocrini: interessano le ghiandole secernenti ormoni del sistema endocrino, in particolare deficit tiroidei (ipotiroidismo), malattie delle paratiroidi, insufficienza surrenalica (morbo di Addison), ipoglicemia e, in alcuni casi, diabete.
  • Infezioni gravi (shock settico): può avvenire quando i batteri lasciano il sito primario dell’infezione (perlopiù i polmoni, l’addome o il tratto urinario) ed entrano nel circolo sanguigno. I batteri producono quindi tossine che colpiscono i vasi sanguigni, portando a una riduzione drastica e potenzialmente mortale della pressione arteriosa.
  • Reazione allergica (anafilassi): lo shock anafilattico è una reazione allergica talvolta mortale che può verificarsi in soggetti molto sensibili a farmaci come la penicillina, alcuni alimenti come le arachidi, o le punture di api o vespe. Questo tipo di shock è caratterizzato da problemi respiratori, orticaria, prurito, gonfiore della gola e una caduta improvvisa e drammatica della pressione arteriosa.
  • Ipotensione di origine neurologica: questo disordine causa la caduta della pressione arteriosa dopo lunghi periodi in posizione eretta, originando sintomi come senso di vertigine, nausea e svenimento. Questa condizione colpisce principalmente soggetti giovani e avviene a seguito di un errore di comunicazione tra il cuore e il cervello.
  • Carenze nutrizionali: la mancanza di vitamina b12 e/o di acido folico può causare anemia, che può portare a una riduzione della pressione arteriosa.

QUANDO CONSULTARE IL MEDICO

In caso di vertigini o senso di stordimento, si raccomanda di consultare il proprio medico. In caso di disidratazione, ipoglicemia o colpo di calore (troppo sole o troppo a lungo in un bagno caldo), è più importante la velocità di riduzione della pressione che non l’entità. Annotarsi sintomi e attività corrispondenti al momento in cui si sono manifestati i sintomi.

PRESSIONE ARTERIOSA E FREQUENZA CARDIACA

Non c’è una chiara correlazione tra frequenza cardiaca e pressione arteriosa e quindi la misurazione della frequenza cardiaca non è indicativa del valore di pressione arteriosa. Per chi soffre di ipertensione arteriosa, non ci sono alternative alla misura della pressione.

L’INCREMENTO DELLA FREQUENZA CARDIACA NON CAUSA ANALOGA SALITA DELLA PRESSIONE

Anche se il cuore batte più volte al minuto, i vasi sanguigni sani si dilatano (si allargano) per permettere un passaggio più facile al maggior volume di sangue. Durante l’attività fisica, il cuore accelera in modo da convogliare più sangue ai muscoli. Il cuore può essere in grado di raddoppiare la propria frequenza senza problemi, mentre la pressione arteriosa va incontro a incrementi modesti. Il rilevamento del polso può misurare l’attività cardiovascolare e il consumo di ossigeno, ma non sostituisce la misurazione della pressione arteriosa. Se ci si prende il polso (la frequenza cardiaca) prima, durante e dopo l’attività fisica, si noterà che aumenta durante l’esercizio. Maggiori sono l’intensità e l’energia richieste dall’esercizio, più il polso aumenterà. Quando l’esercizio viene interrotto, il polso non torna immediatamente ai livelli di base, ma solo gradualmente. Maggiore è il grado di allenamento fisico, più rapida sarà la ripresa della normale frequenza cardiaca. Questi valori possono essere utili per capire, ma non sono correlati alla pressione arteriosa.

 

Fonte: https://bit.ly/2Bl9a3D

Diabete, come riconoscerlo e prevenirlo nei nostri amici a quattro zampe

Il diabete non risparmia neanche i nostri amici a quattro zampe. La malattia viene diagnosticata in circa un animale domestico su 500, ma spesso i padroni non se ne rendono conto, così come ignorano di essere stati loro a “contagiarli”. Cani e gatti condividono con i padroni spaziabitudini e stili di vita non sempre corretti. Tuttavia, prevenire si può e, se curato, il diabete negli animali comporta una vita quasi normale.

Il cane è colpito quasi esclusivamente dal diabete di tipo 1, quello di tipo genetico, e le femmine affette risultano essere il doppio rispetto ai maschi. Anche alcune razze sono più a rischio: Setter Inglese, Yorkshire Terrier, Samoiedo, Terrier, Schnauzer Nano, Beagle, Barbone, Dobermann Pinscher, Golden retrive e Labrador. Nel gatto, invece si presenta più spesso il diabete di tipo 2 e sono più colpiti i maschi castrati. A differenza del cane, nei gatti il legame tra obesità e comparsa della malattia è stato chiaramente dimostrato. Per questo si tratta quasi di una “malattia trasmissibile” perché involontariamente a trasmettergliela è il padrone con un’alimentazione inadeguata.

I sintomi

Gli animali domestici non sono in grado di comunicare il proprio malessere, ogni padrone dovrebbe stare particolarmente attento ai campanelli d’allarme e ai segnali fisici per andare in tempo dal veterinario. I sintomi più caratteristici sono la sete intensa, l’urinazione abbondante, la perdita di peso, la letargia (l’animale è meno attivo o dorme di più), gli occhi opachi (nel cane), l’assenza di auto-pulizia (nel gatto) oppure il pelo radosecco e opaco.

Prevenzione

Come nell’uomo, oltre all’età e ai fattori genetici, vanno tenuti in considerazione anche fattori di rischio legati allo stile di vita, quali obesità e poco esercizio fisicoEvitare che il proprio animale sia in sovrappeso seguendo una giusta alimentazione, sia per il cane che per il gatto, e assicurarsi che faccia un po’ di attività ogni giorno. Fare attenzione ai primi sintomi è importante per evitare complicanze, come la cataratta nel cane, cioè una progressiva opacizzazione del cristallino che può provocare la cecità, e debolezza degli arti posteriori, dovuta a un danneggiamento dei nervi.

Se però obesità e sedentarietà rimangono due fattori di rischio presenti nella vita del proprio animale domestico, allora il proprietario dovrebbe sottoporre l’animale a controlli periodici. La valutazione iniziale consigliata dai veterinari può essere semplicemente l’analisi delle urine per ricercare la presenza di zucchero. Individuando la patologia precocemente e intervenendo con una tempestiva terapia insulinica, si può garantire al nostro animale un’elevata qualità di vita.

Come proteggere l’udito: ecco i 10 consigli della nostra esperta

L’ipoacusia ovvero la diminuzione dell’udito, può essere di vario grado: lieve, medio, grave o profondo e può dipendere da varie cause e sintomi. Una persona può iniziare ad avere problemi di udito anche verso i 30 anni, a causa di infezioni dell’orecchio o anche al rumore di tutti i giorni, che a lungo andare danneggia l’udito.

Ecco 10 consigli dell’esperta per prevenire i danni e per proteggere l’udito:

 

  1. Asciuga bene le orecchie dopo la doccia, o il bagno in piscina e al mare perché si potrebbe scatenare nel canale uditivo un’infezione. Evita i bastoncini di cotone per la pulizia perché si rischia di danneggiare il timpano oppure di non eliminare il cerume ma di spingerlo all’interno dell’orecchio.
  2. Auricolari: non indossarli  per periodi troppo lunghi perché possono provocare danni maggiori, siccome vengono inseriti proprio nelle orecchie, a differenza delle cuffie (quelle imbottite). Abbassa il volume degli dispositivi elettronici usati per la musica, è importante! I giovani oggi rischiano perdite uditive più precocemente rispetto alle generazioni passate.
  3. Utilizza dei tappi per le orecchie: per chi nuota o si trova in luoghi dove il rumore può essere fastidioso o assordante, soprattutto per chi lavora nei cantieri, nelle fabbriche, aeroporti e autostrade i tappi proteggono.
  4. Non stare vicino alle casse nelle discoteche e nei concerti rock, potrebbero provocare danni permanenti all’udito ed è un tipo di danno irreparabile.
  5. Leggi il foglietto illustrativo dei medicinali quando ne fai uso per capire se possono dare problemi alle orecchie. Ci sono alcuni medicinali ototossici dannosi per l’organo dell’udito.
  6. Usa gli otoprottetori,  ne esistono varie misure e sono molto efficaci e utili anche se all’inizio daranno una sensazione di fastidio.
  7. Fai visite annuali: per proteggere l’udito è molto importante rivolgersi almeno una volta all’anno ad un professionista dell’udito per un controllo.
  8.  Usa gli apparecchi acustici se si hanno problemi di udito, si può trovare beneficio perché permettono di ampliare i suoni e di migliorare l’udito.
  9. Se sei incinta, è fondamentale evitare i rumori troppo alti, perché l’udito del feto può subire dei danni anche all’interno dell’utero. I neonati e i bambini hanno un sistema uditivo in via di sviluppo, per cui sono sensibili ai rumori forti.
  10. Segui uno stile di vita sano per proteggere l’udito e tenere lontana la possibilità di danneggiare il sistema uditivo. Bisogna fare molto esercizio, smettere di fumare e ridurre il consumo di caffeina e di sodio, perché la caffeina riduce il flusso sanguigno diretto all’orecchio e il sodio aumenta la ritenzione idrica provocando gonfiore nell’orecchio interno.

Fitoterapia: che cos’è e come può esserti d’aiuto

Considerata una medicina alternativa, la fitoterapia non lo è affatto. È una branca della farmacologia che, anziché basarsi su sostanze chimiche di sintesi, prevede la somministrazione di piante, funghi, alghe, licheni e altri vegetali. Da questi, con diversi processi di estrazione, si ottengono preparazioni vegetali che hanno una specifica azione terapeutica. La fitoterapia è una medicina a tutti gli effetti, usata dall’80% della popolazione mondiale e che oggi piace sempre di più anche perché ecologica. Curarsi con le piante è un modo per sentirsi parte della natura e contribuire a proteggerla.

La principale differenza tra il meccanismo d’azione della fitoterapia e quello dei farmaci tradizionali nel cosiddetto fitocomplesso, il particolare cocktail di centinaia di sostanze diverse contenuto in ogni singola pianta. Mentre il principio attivo del farmaco colpisce un singolo bersaglio (un organo, un determinato processo), il fitocomplesso agisce per sinergia: una strategia terapeutica che va contemporaneamente su diversi bersagli, con un’azione più morbida, ma efficace su largo raggio. Mentre i princìpi attivi estratti chimicamente risultano spesso aggressivi con effetti indesiderati, le piante contengono sostanze naturali che ne modulano l’azione. Prima che arrivassero le benzodiazepine, negli anni Cinquanta, era la radice di valeriana il sedativo per eccellenza. Oggi che conosciamo i rischi di questi farmaci si sta riscoprendo l’alternativa vegetale che riassume vari effetti sedativi sul sistema nervoso.

La fitoterapia, con le dovute cautele, si presta al fai da te per i piccoli disturbi quotidiani, in alternativa a farmaci meno maneggevoli. Se hai un po’ di dimestichezza con le erbe saprai che ogni pianta ha una sua sfera d’azione: melissa e finocchio calmano gli spasmi dell’apparato digerente, equiseto e betulla purificano i reni, la malva con le sue mucillagini è un eccellente antinfiammatorio, timo ed eucalipto sciolgono il catarro e disinfettano le vie respiratorie, e così via. Sotto controllo medico puoi anche trattare una lieve ipertensione, migliorare malattie come il diabete e le allergie, fare il pieno di energia o buonumore e persino rivitalizzare la sessualità. Molti fitocomplessi possono alleviare la sindrome da fatica o placare la nausea della chemio e radioterapia.

Come tutte le medicine, anche la fitoterapia ha dei limiti. Non ci sono erbe che ti facciano passare il mal di testa o i dolori mestruali con la velocità di un analgesico. Se hai una polmonite o una grave bronchite dovrai senz’altro ricorrere agli antibiotici, ma potrai accompagnare la cura con tisane di timo per migliorare la respirazione ed echinacea per aumentare le difese. C’è un campo in cui la cura con le piante è imbattibile: quello “drenaggio”. Grazie ai gemmoderivati, particolari preparazioni ricavate dai germogli, si rimettono in moto le reazioni degli organi emuntori come fegato, reni e polmoni, l’organismo si libera delle tossine, lo stato infiammatorio si abbassa e tutto funziona meglio. È questo il motivo per cui molti medici omeopati e naturopati ricorrono al “drenaggio” fitoterapico prima di iniziare ogni cura.

 

 

Menu da cane: consigli di alimentazione per gli amici a quattro zampe

Ormai è stato dimostrato da numerose ricerche che, quando abbiamo un cucciolo, pratichiamo più esercizio fisico, siamo più felici, la salute del nostro cuore migliora e ci sentiamo meno soli. Ma come ricambiarli? Oltre al grande affetto da dimostrare loro ogni giorno, vi consigliamo di fare attenzione alla loro alimentazione che può essere soddisfatta in due modi diversi:

  • con dieta industriale (croccantini o umido)
  • con alimenti freschi, crudi e/o cotti, attraverso una dieta casalinga.

A differenza di quella commerciale che è equilibrata e bilanciata dal punto di vista nutrizionale, la dieta casalinga per il cane non lo è solo se fatta con il “fai da te”. E’ importante affidarsi ad un nutrizionista per evitare errori, squilibri sia in difetto che in eccesso. Gravi carenze nutrizionali di elementi quali Zinco, Colina, Rame, Vitamina E e D, EPA e DHA sono le più comuni di una dieta non appropriata. Alcune di queste, in particolare colina, zinco e vitamina E, sono potenzialmente portatrici di disfunzioni immunitarie, accumulo di grasso epatico e alterazioni muscolo-scheletriche. Anche il sovrappeso è una insidia possibile se l’alimentazione non è correttamente strutturata.

Allo stesso modo, una alimentazione basata su cibo commerciale di scarsa qualità può portare a malattie di diversa gravità per il cane, tra cui dermatiti e prurito, obesità o gonfiore, disturbi gastrici e gastro intestinali, problemi renali, patologie epatiche. Alcuni mangimi utilizzano fibre la cui funzione specifica è quella di compattare le feci convincendoci della bontà del prodotto e ne aumentano notevolmente le dimensioni. Queste fibre non vengono utilizzate dall’organismo ed escono tutte sotto forma di “scorie”. La fonte proteica primaria di un mangime commerciale per i cani dovrebbe sempre essere, come primo ingrediente, la carne o il pesce (mai derivati), essiccati o in farine in modo che la percentuale indicata sia esattamente quella presente nella crocca. Se la fonte è fresca, si deve ridurre la percentuale, in quanto più ingombrante. Il nostro consiglio è quello di leggere le etichette degli ingredienti dei cibi commerciali, al fine di capire davvero se il prodotto è di alta qualità o meno, e di affidarsi a nutrizionista serio, se si decide di dare solo alimenti freschi al proprio cane.

Quali sono i vantaggi della dieta casalinga per i nostri cani?

La dieta casalinga per il cane se ben formulata ha numerosi vantaggi per il peloso:

  • maggior digeribilità dell’alimento
  • è totalmente personalizzata sulle esigenze nutrizionali del soggetto
  • produce una minor quantità di feci e flatulenza
  • minor incidenza di fenomeni allergici
  • minor produzione di tartaro dentario
  • la consapevolezza di sapere esattamente cosa sta mangiando il nostro cane, considerando che la fonte delle materie prime sarà la stessa della nostra alimentazione, la carne del macellaio
  • non somministrare cibi preconfezionati ed industriali è un buon punto di partenza per alimentarsi in modo più sano.

Cosa si può dare da mangiare nella dieta casalinga al cane?

Fonte di proteine e grassi:

  • Carne, bianca o rossa, i cani e gatti sono carnivori, frattaglie comprese
  • cartilagini, ottima fonte di integrazione per le ossa e cartilagini stesse
  • pesce (merluzzo ad esempio)
  • latticini: quali ricotta, yogurt (senza zucchero, bianco), fior di latte, formaggi NON stagionati.

Un errore è quello di pensare che le carni debbano essere somministrate magre, questo non è assolutamente vero, anzi, il grasso è elemento essenziale per il corretto metabolismo.

Fonte di carboidrati complessi:

Riso bollito (mai soffiato) o patate ( cotti come per noi), ma sempre in scarsa quantità ed alternando. No al pane o pasta, nemmeno quella per cani! Questi invece sono da evitare nei gatti che sono carnivori stretti.
Inoltre non è mai indicato dare gli avanzi della tavola, considerando che molti alimenti sani e naturali per noi, possono essere dannosi per loro.

Fonte di carboidrati semplici:

Frutta: benissimo le mele e le banane
Verdura: la zucca (cotta e passata, ottimo rimedio per la diarrea), i finocchi (crudi), le carote (snack fantastici), zucchine ed altre.
Il tutto è poi da integrare con oli come fonte di Omega 3 e 6.

Non si dovranno mettere tutti i componenti tutti i giorni, ma basterà variare negli ingredienti, esattamente come noi variamo la nostra dieta.

La dieta casalinga è indicata per tutti i cani in salute, e fin dai primissimi mesi di età.

Come avviene il cambio da alimentazione commerciale a dieta casalinga?

Il passaggio da dieta commerciale a dieta casalinga per il cane potrebbe essere del tutto indolore, in soggetti sani e senza alcun sintomo. Altri che invece hanno accumulato una grande quantità di tossine potrebbero espellerle tutte insieme ed aggravare (per pochi giorni) eventuali segni precedentemente presenti, o nuovi: prurito, diarrea, scolo oculare, urine e feci maleodoranti (più del solito almeno), finanche vomito. Se il soggetto è totalmente sano, non dovrebbero presentarsi. Se accade, significa che l’accumulo di sostanze tossiche era davvero importante e quindi questo fenomeno è un buon segno, sta a significare che il peloso si sta disintossicando nel modo corretto e tornerà normale nel giro di poco.

La tosse nel bambino: consigli, rimedi e quando preoccuparsi

La tosse è un meccanismo fisiologico che consente l’espulsione di materiale irritante dalle vie aeree come microbi, inquinanti ambientali (il fumo in casa, lo smog fuori casa) o la presenza di un corpo estraneo. Quando arriva in gola o nelle prime vie aeree, rappresenta il primo meccanismo di difesa. La tosse è molto frequente nei primi anni di vita del bambino specie se va al nido o alla scuola materna, vero ‘ricettacolo’ di virus e germi, che colpiscono proprio i più piccoli, che hanno un sistema immunitario ancora immaturo. Si calcola che in media i bambini contraggono 6-8 infezioni virali a carico delle vie respiratorie superiori ogni anno, che sono accompagnate generalmente a tosse.

La tosse più frequente nei bambini è quella acuta. Dura 4-5 giorni e segue un raffreddore. Deriva di solito da un’infezione respiratoria di tipo virale e si manifesta nelle prime ore della nanna e al mattino, causando notti insonni. Per superare il problema però ci sono diversi rimedi naturali:

  • Pulizia del naso – Bisogna effettuare più volte durante il giorno la pulizia delle cavità nasali con la soluzione fisiologica: in farmacia si trovano spray o fialette da inalare direttamente nelle narici del bambino.
  • Nanna con la testa sollevata – Far dormire il bambino con la testa un po’ più sollevata rispetto al solito inserendo sotto al materasso un cuscino aggiuntivo.
  • Aerosol con soluzione fisiologica – Umidificare le vie aeree facendo al piccolo degli aerosol con la soluzione fisiologica (senza l’aggiunta di altri medicinali!). Il vapore inalato aiuta a sciogliere il muco.
  • Umidificare la stanza – Umidificare gli ambienti, con l’aiuto di un umidificatore senza aggiungere sostanze balsamiche, che potrebbero irritare.
  • Far bere al bambino più del solito – dare da bere in abbondanza, perché i liquidi fluidificano il muco;
  • Latte caldo con miele – Somministrare latte caldo, magari addolcito con miele (il miele è vietato fino all’anno), che aumenta la fluidità del muco e allevia il fastidio avvertito dalla gola irritata. Moderare sempre le dosi e non somministrare mai sotto l’anno di età, dove gli effetti collaterali sono stati più importanti.
  • Divieto di fumo – Non fare soggiornare il bambino in luoghi in cui si fuma. Attenzione anche al fumo di terza mano: quello che si attacca ai vestiti e ai capelli.
  • Areare la stanza e temperatura non oltre i 20°c.

Ai medicinali si può ricorrere solo se la tosse rimane molto intensa nonostante si siano adottati i rimedi suggeriti e solo dopo aver consultato il pediatra. Specialmente in età pediatrica, infatti, i farmaci non devono essere mai somministrati di propria iniziativa, neanche quando si tratta di farmaci da banco, acquistabili senza bisogno di ricetta medica!

Il pediatra deve essere consultato subito se:

  • La tosse si accompagna a una frequenza respiratoria elevata oppure ad affanno respiratorio, che potrebbero far sospettare una bronchite asmatica.
  • La tosse è accompagnata da febbre elevata da 2-3 giorni oppure la febbre si è ripresentata dopo 2-3 giorni di remissione, cosa che deve indurre a sospettare una infezione più seria.
  • La tosse dura da più di tre settimane.
  • Non sono chiari i motivi della sua insorgenza o si sospetta che il bambino possa avere inalato un corpo estraneo.

Dolori mestruali, come combatterli senza farmaci

Spesso considerato un taboo, il ciclo è una realtà molto fastidiosa per le donne, con dolori annessi e connessi. Le mestruazioni sono il modo in cui l’organismo espelle la parete uterina (endometrio) che è stata preparata per accogliere un eventuale uovo fecondato. Le contrazioni che servono per sfaldare e espellere questa parete possono essere più o meno forti. Sicuramente i fattori psichici condizionano intensità e durata dei dolori mestruali, ma la causa principale si deve al fatto che l’endometrio, specie nel periodo mestruale, produce notevoli quantità di prostaglandine, che, in concentrazioni elevate, generano delle contrazioni uterine rilevanti che possono causare dolore nel basso ventre.

COSA FARE

 

  1. Allontanare lo stress: l’ansia e la preoccupazione possono aggravare i sintomi mestruali.  Acquisire tecniche di respirazione e di meditazione può essere utile per diminuire il senso di ansia ed irritabilità che caratterizza il periodo mestruale.
  2. Stare al caldo e massaggiarsi: applicare una borsa dell’acqua calda sull’addome. Il calore applicato direttamente in loco attenua il dolore, rilassa i muscoli addominali ed allevia i crampi. Anche un bagno caldo può alleviare il dolore addominale, oltre a generare una piacevole sensazione di benessere e rilassamento. Praticare un massaggio a livello del basso ventre, conferisce un immediato sollievo ed attenua il dolore mestruale.
  3. Alimentazione: dilazionare i pasti giornalieri in tanti piccoli spuntini. Controllare la fame preferendo alimenti integrali (pasta, riso) e ricchi in fibre (lenticchie e ceci). Se necessario, integrare la dieta con una supplementazione di vitamine e Sali minerali (soprattutto calcio, magnesio, potassio). Bere liquidi caldi (brodo, latte, tè deteinato, minestre).
  4. Fare sport: praticare esercizio fisico costante. Lo sport è un rimedio particolarmente efficace per l’umore. Seguire corsi yoga, pilates o qualsiasi altra forma di rilassamento, in modo che oltre al fisico ne possa beneficiare anche la psiche.

COSA NON FARE

 

  1. Indossare abiti stretti, pantaloni troppo aderenti, collant elastici e cinture strette: un simile comportamento può potenziare il dolore addominale dipendente da mestruazioni.
  2. Bere alcolici: l’alcol può fomentare la sensazione di gonfiore, già di per sé importante durate le mestruazioni
  3. Assumere caffeina e fumare.
  4. Assumere diuretici (salvo diversa indicazione medica). La somministrazione di questi farmaci favorisce una maggior escrezione di sali minerali (oltre all’acqua).
  5. Inserire frequentemente tamponi vaginali durante la mestruazione. Un utilizzo frequente di assorbenti interni può accentuare il dolore e la sensazione di fastidio ed irritazione locale. Si consiglia di alternare l’utilizzo di tamponi interni con assorbenti esterni o coppette mestruali.
  6. Abbuffarsi: la fame “anomala” che caratterizza il periodo mestruale dev’essere tenuta sotto controllo.

 

 

 

 

Batteri, al nostro naso bastano 5 minuti per difenderci

Il nostro naso ci difende dai batteri.  All’ospedale universitario Eye and Ear del Massachusetts hanno appena scoperto un meccanismo di difesa contro i patogeni che non era mai stato osservato prima: le cellule dell’epitelio nasale rilasciano delle vescicole (gli esosomi) che contengono molecole killer, enzimi che uccidono tanto quanto gli antibiotici, e fondendosi con altre cellule le armano contro gli aggressori. Lo studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology rivela che le cellule dell’epitelio nasale, soprattutto quelle della parte anteriore, sono un po’ come dei soldati in trincea, la nostra prima linea di difesa.

Finora non si conosceva il livello di complessità delle strategie utilizzate. Come è noto il naso produce muco grazie al quale i microrganismi vengono inglobati e neutralizzati. Ma perché il muco poi viene spinto verso il fondo del naso per essere deglutito invece di venire espulso? Perché nel muco si trovano tracce di proteine delle cellule nasali? È da questi interrogativi che i ricercatori sono partiti per la loro indagine. Così hanno utilizzato campioni di tessuto nasale prelevati da pazienti per ottenere cellule da coltivare in laboratorio e su cui fare esperimenti. In particolare i ricercatori volevano vedere cosa succede durante il primo contatto con i batteri e quello che hanno visto è che entro 5 minuti si attiva un meccanismo di risposta immunitaria innata che stimola il rilascio di milioni di esosomi, delle microscopiche vescicole che contengono proteine e rna. In realtà, i ricercatori hanno scoperto che gli esosomi vengono rilasciati normalmente nel muco ma quando l’organismo viene aggredito il numero di vescicole espulse raddoppia. La scoperta è stata poi confermata dalle osservazioni in vivo, cioè direttamente nei pazienti.

A cosa servono dunque gli esosomi rilasciati dalle cellule nasali? Secondo gli autori dello studio queste vescicole contengono enzimi con attività antimicrobica estremamente potente, simile a quella degli antibiotici. Disperse nel muco, tali proteine uccidono i batteri. Ma non è tutto. Oltre a essere un’arma diretta contro i patogeni, gli esosomi fungono anche da messaggeri e da supporto operativo: spinti all’indietro dal movimento delle ciglia presenti nel naso, le vescicole raggiungono le cellule che si trovano più in profondità nelle vie aeree e si fondono con loro per fornire informazioni sull’attacco e predisporre la difesa. I meccanismi di questa strategia difensiva non sono ancora del tutto chiari, ma gli autori della ricerca ritengono di aver trovato un buon punto di partenza, che fa pensare che in futuro si potranno sviluppare degli esosomi artificiali che consentano, per esempio, di veicolare farmaci in profondità nell’albero respiratorio.

Anemia, la dieta e l’alimentazione per combatterla

Il numero di anemici nel mondo è di 700 milioni secondo l’ultima stima divulgata dalla Fondazione CHARTA (Center for Health Associated Research and Technology Assessment). All’origine della malattia nel 50% dei casi vi è una carenza nutrizionale e nell’altra metà alcune patologie croniche quali scompenso cardiaco, malattie infiammatorie intestinali, insufficienza renale o ancora sanguinamenti uterini gravi, post-partum e chemioterapia. Gli specialisti raccomandano una particolare attenzione all’alimentazione, variata ed equilibrata, che in assenza di condizioni morbose è la prima cura preventiva all’anemia.

L’anemia è una condizione clinica caratterizzata dalla diminuzione del numero di globuli rossi e/o del contenuto in emoglobina, dovuta a perdita o a insufficiente produzione di sangue. Esistono differenti forme di anemia, non tutte però responsive al trattamento nutrizionale. La più comune è l’anemia sideropenica, una forma di anemia cronica che si distingue, oltre che per la riduzione del ferro, per globuli rossi piccoli e pallidi. È l’anemia più tipica dell’infanzia e dell’adolescenza, ma ne possono essere affetti anche gli adulti.

Responsabile dell’anemia può essere la diminuzione dell’assorbimento della vitamina B12, determinata da una dieta inadeguata (un’alimentazione vegetariana poco equilibrata, diete rigide o monotone e ripetute, alcolismo cronico), da un inadeguato assorbimento (gastrite cronica, atrofia della mucosa gastrica, celiachia, tumori maligni, farmaci), dall’aumentata richiesta di vitamina (ipertiroidismo, accrescimento), o ancora dall’aumentata secrezione (patologie epatiche e renali).

Alla base dell’anemia può sussistere anche una carenza di acido folico, imputabile a una inadeguata assunzione di cibi freschi o cotture lunghe dei vegetali, a malassorbimento, a elevate richieste della sostanza (gravidanza, allattamento, aumento del metabolismo) o ancora a aumentate secrezioni come durante la dialisi.

LA DIETA PER VINCERLA

Ogni dieta va studiata con un medico specialista o un nutrizionista, ma dagli esperti ecco le indicazioni dietetiche per prevenire (o meglio controllare) ogni tipo di anemia dipendente da carenze nutrizionali

In caso di Anemia sideropenica è fondamentale una alimentazione ricca di ferro, supportata però da una terapia farmacologia (impostata dietro prescrizione medica), che possa incrementare le scorte di questo minerale. Il ferro si trova in molteplici alimenti: quello di origine animale (carni rosse magre, tacchino, pollo, pesci come tonno, merluzzo, salmone) è di più facile assorbimento, mentre quello di origine vegetale contenuto nei cereali, legumi e nelle verdure è ferro meno assorbibile. Per sfruttare al meglio soprattutto il ferro contenuto in quantità minore nei cereali, verdura e frutta, gli esperti raccomandano di assumerlo in uno stesso pasto associato a:

  • Vitamina C, presente negli agrumi, uva, kiwi, peperoni, pomodori, cavoli, broccoli, lattuga. Si consiglia di preparare pasta e broccoletti, di condire la verdura con il limone, la macedonia con succo di limone o di arancia.
  • Cisteina, contenuta nella carne e nel pesce che è in grado di fare assorbire 2 o 3 volte di più il ferro non eme presente nelle verdure. E’ bene accompagnare un secondo di carne con un contorno di verdura.
  • Vitamina A, presente in fegato di bovino, fegato e oli di merluzzo, carota, zucca, albicocca, frutta e verdura di colore giallo-arancione e verde brillante, tuorlo d’uovo, burro, formaggi; complesso B contenuto in alimenti sia animali che vegetali e rame che si trova nei cereali, nella carne, nei molluschi, nelle uova e nella frutta secca in guscio. Ottimo l’abbinamento degli spinaci con molluschi o legumi (ricchi di rame) oppure con il succo di limone o con spremute di agrumi e kiwi (ricchi di vitamina C)

È favorito anche l’uso di erbe aromatiche per condire carni e pesce, le quali non solo sono fonti naturali di ferro ma stimolano anche le secrezioni dello stomaco e aiutano a mantenere elevata l’acidità dell’ambiente gastrico, un altro elemento che contente un migliore assorbimento del ferro.
Ci sono invece abbinamenti che sarebbe meglio evitare poiché non favoriscono l’assimilazione del ferro. Gli esperti raccomandano di fare attenzione a non assumere insieme:

  • Ferro alimentare con tannini, una sostanza ampiamente diffusa nel regno vegetale (tè, caffè, cioccolato, vino, alcune erbe). Anche l’assunzione di un eccesso di fibre, presenti nei cereali integrali, è controindicata.
  • Ferro e calcio nello stesso pasto. Evitare di mangiare ad esempio pane con affettato e formaggio.
  • Vitamina B12, se l’anemia è determinata dalla carenza di questa vitamina, è bene includere nella dieta alimenti di origine animale. In particolare frattaglie, molluschi, pesci e carni in genere, formaggi, uova. Per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina B12 è sufficiente assumere una porzione di latte o yogurt al mattino e nel corso della giornata una porzione a scelta tra formaggio, uova, pesce o carne.
  • Acido folico: in caso della sua carenza, privilegiare una dieta ricca di alimenti vegetali. L’acido folico è infatti contenuto in maggiore quantità nelle verdure a foglia verde scuro, quali le brassicacee (cavoli, broccoli, ecc..), nei legumi, nei germogli di grano, nel fegato. Occorre tenere presente che gran parte dell’acido folico (dal 10 al 50%) può perdersi durante la cottura o la conservazione e preparazione industriale dei cibi, quindi potrebbe essere necessaria una supplementazione della sostanza, da valutare con un medico specialista.

Fonte: https://bit.ly/2DbJHMB