10 bufale sull’alimentazione smascherate dall’Istituto Superiore della Sanità

Almeno un italiano su tre, secondo un’indagine del Censis, naviga in rete per ottenere informazioni sulla salute. Di questi, oltre il 90,4% effettua ricerche su specifiche patologie. Ma sempre più spesso questi contenuti così delicati sono contaminati da bufale. Ben 150 tra quelle più spesso circolanti sono state smascherate dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), che a “Bufale e falsi miti” in tema di salute dedica un’apposita sezione del portale ISSalute.

Il portale presenta una sezione fake news ha collezionato più di 150 informazioni ingannevoli corredate dalle spiegazioni scientifiche che ne evidenziano l’infondatezza. Ad esempio diversamente da quanto si crede, nessuno studio scientifico ha mai provato che lo zucchero di canna apporti maggiori benefici rispetto allo zucchero bianco. Entrambi contengono, infatti, esattamente la stessa molecola, il saccarosio mentre il processo industriale al quale viene sottoposto lo zucchero per diventare bianco non danneggia il prodotto. E ancora: se hai bisogno di ferro, mangia tanti spinaci! ‘Bollino bufala’ anche qui, perché gran parte del ferro in essi contenuto è inutilizzabile come nutriente perché presente insieme a sostanze che ne inibiscono l’assorbimento nell’intestino. Di seguito, alcuni dei falsi miti e delle bufale che riguardano l’alimentazione e vi stupiranno:

  1. Lo zucchero di canna è migliore rispetto allo zucchero bianco – Nessuno studio scientifico ha mai provato che lo zucchero di canna apporti maggiori benefici rispetto allo zucchero bianco. Entrambi i tipi di zucchero contengono, infatti, esattamente la stessa molecola, il saccarosio, per cui sono equivalenti
  2. Hai bisogno di ferro? Mangia tanti spinaci – Gli spinaci non sono una buona fonte di ferro per l’organismo. Infatti, gran parte del ferro in essi contenuto è inutilizzabile come nutriente perché presente insieme a sostanze che ne inibiscono l’assorbimento nell’intestino.
  3. Barrette energetiche, prodotti solubili ed integratori alimentari possono sostituire adeguatamente un pasto – Nessun prodotto dovrebbe sostituire, se non per periodi limitati e all’interno di un regime dietetico ipocalorico controllato, un pasto completo. Il mix di vitamine e micronutrienti presenti nei pasti sostitutivi non riproduce sulla salute tutti gli effetti di una dieta sana e bilanciata.
  4. La frutta non contiene zuccheri ma fruttosio, quindi anche se hai il diabete la puoi mangiare in quantità – I pazienti affetti da diabete, esattamente come chiunque voglia seguire una corretta alimentazione, possono e devono mangiare frutta, ma per il suo contenuto di zuccheri deve essere correttamente dosata e, soprattutto, inserita in un regime alimentare equilibrato (consumo ben distribuito nella giornata)
  5. Attenzione a bere l’acqua dal rubinetto, possono venire i calcoli – È una falsa convinzione pensare che bere l’acqua del rubinetto, anche quella ad elevato residuo fisso, vale a dire ricca di sali di calcio e magnesio, possa favorire la formazione di calcoli renali.
  6. L’acqua non va bevuta durante i pasti – Non è una buona abitudine, quella di molti, di non bere acqua durante i pasti.
  7. Bere solo birra fa meno male che bere altri alcolici – Come per le sigarette e per le droghe l’aggettivo “leggero” riferito al bere alcol è quanto meno ingannevole. Indipendentemente dal tipo di bevanda alcolica che si consuma, l’alcol in essa contenuto è dannoso per la salute.
  8. Mangiare cibi senza glutine è più salutare – In assenza di patologie che giustifichino l’eliminazione dalla dieta di cibi contenenti glutine, è consigliabile consumare tali cibi per non privarsi dei nutrienti in essi contenuti.
  9. Durante la gravidanza devi mangiare per due – L’alimentazione ha una diretta influenza sulla salute della gestante, sull’andamento della gravidanza e sullo stato di nutrizione del neonato. Pertanto, durante la gravidanza la mamma deve condurre una dieta sana ed equilibrata e non deve eccedere nelle quantità.
  10. Obesità infantile? Inutile preoccuparsi, passa con lo sviluppo – Un bambino obeso ha un altissimo rischio di diventare un adulto obeso: tale rischio aumenta con l’età ed è direttamente proporzionale all’entità dell’eccesso di peso.

 

Farmacia da viaggio: ecco il kit di farmaci da portare in valigia

Quali farmaci non devono mancare nella valigia delle vacanze? Un analgesico, utile per mal di testa, mal di denti, dolori alla schiena, un antipiretico (tachipirina o un suo equivalente a base di paracetamolo), un antiinfiammatorio, un antinausea, un farmaco contro l’acidità di stomaco, un antidiarroico, fermenti lattici (meglio se stabili a temperatura ambiente) per prevenire dissenteria, ma anche un lassativo e un antibiotico ad ampio spettro. E ancora, un antistaminico, una crema per le infezioni, prodotti per la tosse, un collirio decongestionante, così come la melatonina per favorire il sonno. Ogni tipo di vacanza ha il suo kit di farmaci ideale. Ecco, in sintesi, quello che non dovremmo mai dimenticare:

  • Disinfettante e cerotti
    Una caduta accidentale o un taglio possono capitare in vacanza, per questo è bene portare in valigia un disinfettante, garze sterili e cerotti. I disinfettanti vanno applicati direttamente sulla ferita, dopo aver pulito con acqua la pelle circostante e avere rimosso eventuali tracce di sporco.
  • Colluttori, pastiglie e spray per la gola
    Pastiglie da sciogliere in bocca, spray e collutori aiutano a disinfettare la gola e a combattere le forme più lievi di mal di gola, che si fa sentire in estate per i frequenti sbalzi di temperatura, entrando e uscendo da locali con aria condizionata.
  • Antistaminici per allergie, eritema o dermatiti
    L’eccessiva esposizione al sole o il contatto con alcune sostanze possono causare reazioni allergiche. Gli antistaminici sono farmaci in grado di bloccare l’azione dell’istamina, la sostanza che scatena l’infiammazione e che causa i sintomi tipici di una reazione allergica (prurito, orticaria, eritema, problemi gastrointestinali). Gli antistaminici devono essere usati solo per bloccare la reazione allergica e per periodi di tempo limitati, inoltre possono dare sonnolenza o interferire con altri farmaci, per questo occorre chiedere consiglio al medico prima di partire.
  • Lassativi anti stitichezza
    Il cambio di ritmi e di abitudini alimentari può causare problemi di stitichezza e per ovviare esistono diversi tipi di lassativi, la cui scelta deve essere fatta in base alle proprie esigenze. Tutti i lassativi devono essere utilizzati per periodi brevi (qualche giorno al massimo), altrimenti si rischia l’assuefazione. A volte può bastare inserire frutta, verdura e liquidi nella dieta.
  • Antiacidi contro il mal di stomaco
    Lo stress del viaggio, il cambiamento di abitudini alimentari e la stanchezza possono causare difficoltà digestive, bruciore, acidità. L’acidità di stomaco si combatte con gli antiacidi che la neutralizzano, o con gli antisecretori anti H2 che riducono la produzione di sostanze acide.
  • Antidolorifici
    Un mal di testa improvviso, un ascesso ai denti, dolori mestruali, febbre e influenza sono compagni di viaggio alquanto sgraditi. Per questo conviene sempre portare con sé farmaci che alleviano il dolore, ma che sono anche in grado di abbassare la febbre. Gli antidolorifici possono essere utilizzati anche sotto forma di creme o cerotti che rilasciano il principio attivo nel caso di dolori localizzati, mentre quelli per bocca devono sempre essere presi a stomaco pieno.
  • Melatonina e valeriana per jet lag e insonnia
    Quando si fa un viaggio che comporta un cambio notevole di fuso orario, le difficoltà a dormire non tardano ad arrivare. I primi giorni si fatica a prendere sonno, ci si sveglia spesso di notte, si ha mal di testa, ci si sente irritabili.Per attenuare questi disagi la melatonina è utile perché regola il ritmo sonno-veglia. Anche la valeriana, che ha un’azione rilassante e aiuta a dormire, serve a battere sul tempo l’insonnia: deve essere presa solo per pochi giorni, tutte le sere prima di andare a dormire.

Attenzione, prima di usarli, è necessario leggere con attenzione il foglietto illustrativo di ogni farmaco, utilizzarli solo per pochi giorni e, in assenza di miglioramenti, rivolgersi al medico.

Sul sito della Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni, www.simvim.it, si trovano altre indicazioni utili.

La pillola del giorno dopo, tutto quello che devi sapere

La pillola del giorno dopo è una contraccezione di emergenza farmacologica e può essere richiesta allo scopo di evitare una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale non protetto o non protetto adeguatamente. Il termine “emergenza” sottolinea che questa forma di contraccezione deve rappresentare una misura occasionale e non essere adottata come consueto metodo contraccettivo.

La pillola del giorno dopo è una compressa che va assunta subito dopo un rapporto a rischio di gravidanza indesiderata, non oltre 72 (entro 3 giorni) o 120 ore (entro 5 giorni). In Italia è disponibile in due versioni: una contenente il progestinico sintetico levonorgestrel, composta da 1 compressa da 1,5 mg da assumere in un’unica somministrazione, e una a base dell’anti-progestinico ulipristal acetato, composta da 1 compressa da 30 mg da assumere anche in questo caso in un’unica somministrazione.

La compressa a base di levonorgestrel agisce inibendo o ritardando l’ovulazione, impedendo il picco dell’ormone LH, che induce l’ovulazione. Tale effetto viene a mancare se la pillola viene assunta quando si è già in fase periovulatoria. L’ulipristal acetato riesce ad evitare il concepimento principalmente ritardando o bloccando il picco dell’ormone luteinizzante LH in fase periovulatoria e per questa ragione può agire fino a 120 ore dopo l’avvenuto rapporto a rischio gravidanza.

Si può usare la pillola del giorno dopo nel caso in cui si ha motivo di pensare che il proprio contraccettivo ha fallito. Ad esempio, il preservativo non è stato usato in maniera corretta, oppure si è rotto o sfilato. Oppure ci si è dimenticate di assumere una o più pillole, di rimettere il cerotto o l’anello alla data prevista, o, anche nel caso in cui durante il rapporto non sia stato utilizzato alcun metodo contraccettivo.

È bene sapere che non interrompe una eventuale gravidanza nel cento per cento dei casi, per questo sarebbe meglio cautelarsi sempre a priori con metodi anticoncezionali adeguati, come la pillola ormonale o il preservativo.

La contraccezione orale d’emergenza deve essere assunta al più presto possibile. Per avere la massima azione, la somministrazione dovrebbe avvenire nelle prime 24 ore dal rapporto a rischio (in tal caso, l’efficacia dell’ulipristal si dimostra 3 volte superiore a quella del levonorgestrel).  La pillola del giorno dopo è un contraccettivo d’emergenza che si acquista in farmacia o parafarmacia senza obbligo di ricetta o prescrizione. L’obbligo di ricetta è valido solo per le ragazze al di sotto dei 18 anni.

 

“Se parto per…”,la guida per l’assistenza sanitaria all’estero

In quali paesi è valida la tessera sanitaria, in quali invece è meglio stipulare un’assicurazione? A spiegarlo a chi è in partenza per mete lontane è il Ministero della Salute sul sito, con la guida interattiva Se parto per …” che consente di avere informazioni sul diritto o meno all’assistenza sanitaria durante un soggiorno in un qualsiasi Paese del mondo. 

Il servizio “Se parto per…” è disponibile già da alcuni anni sul portale del Ministero e permette a tutti gli assistiti (cioè tutti coloro che sono iscritti e a carico del Servizio Sanitario Nazionale) e a tutti gli operatori sanitari, di avere informazioni sul diritto o meno all’assistenza sanitaria durante un soggiorno in un qualsiasi Paese del mondo e su come ottenerla. Basta spuntare il paese di destinazione e rispondere a tre domande: Dove vai? Per quale motivo? A quale categoria appartieni?.

Per chi invece resta in Italia e vuole conoscere in anticipo le ondate di calore al via da quest’anno , nell’ambito della campagna Estate sicura, l’App Caldo e Salute, realizzata dal Ministero della Salute e dal Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio – ASL Roma 1.

Offre in particolare:

  • livelli di rischio per la salute in ogni città per i tre giorni per cui viene sviluppata la previsione delle ondate di calore attraverso una mappa e una sintesi grafica dei bollettini di facile consultazione dai dispositivi portatili
  • le raccomandazioni per la prevenzione rivolte alla popolazione e ai sottogruppi a maggior rischio e link per scaricare Linee guida, brochure e materiale informativo
  • una mappa interattiva dei piani, dei servizi e dei numeri utili a livello locale.

Disponibile online la versione Android su Play Google e la versione iOS su App Store. 

 

Fonte: https://bit.ly/2utBLjW ;  https://bit.ly/2LeXeaC;  https://bit.ly/2LeEVSQ

Otite: cause, sintomi e terapie di questo processo infiammatorio

Per otite si intende l’infiammazione dell’orecchio. L’otite esterna si localizza nel condotto uditivo, il canale che collega il padiglione auricolare con la porzione media dell’orecchio; l’otite media si sviluppa più in profondità, nella cavità che ospita la catena degli ossicini dell’udito e che è delimitata internamente dalla membrana del timpano.

L’otite è causata da infezioni batteriche o virali, raramente da funghi. Uno dei principali fattori di rischio è il contatto con acqua contaminata che, intrappolata nel condotto uditivo insieme con il cerume, crea condizioni favorevoli alla proliferazione dei germi. L’otite media può anche derivare dalla diffusione di un’infezione delle prime vie respiratorie (faringite, laringite, raffreddore, sinusite) per passaggio di secrezioni infette nel condotto uditivo. L’uso di auricolari o protesi acustiche oppure la presenza di piccole lesioni provocate da scorrette manovre di pulizia dell’orecchio così come allergie, psoriasi o dermatiti del cuoio capelluto, possono favorire la comparsa di otiti esterne croniche e la formazione di foruncoli dolorosi.

Nell’otite esterna i sintomi principali sono arrossamento del padiglione auricolare, prurito, dolore persistente e intenso all’orecchio (otalgia). Nell’otite media l’otalgia si può accompagnare a udito ovattato, produzione di secrezioni maleodoranti con pus e sangue, in alcuni casi febbre. Nei neonati, l’otite può manifestarsi con pianto inconsolabile e scuotimento del capo. La forma acuta compare improvvisamente e guarisce quasi sempre senza danneggiare l’orecchio, l’otite cronica può dare alterazioni dell’udito più o meno gravi. A volte l’otite può provocare la rottura del timpano con fuoriuscita di liquidi dall’orecchio.

L’otite può guarire spontaneamente nel giro di pochi giorni. È utile dormire con la testa sollevata per ridurre il gonfiore e appoggiare un panno caldo sull’orecchio. Su consiglio del medico è possibile utilizzare gocce analgesiche o antinfiammatorie da instillare localmente, a patto che il timpano non sia perforato, o farmaci per uso sistemico per alleviare il dolore. Spetta sempre al medico la decisione se intraprendere una terapia antibiotica.

Fonte: https://bit.ly/2ub4kCC

 

Antibiotici ed esposizione solare: controindicazioni e rimedi

Farmaci e abbronzatura non vanno molto d’accordo, ma spesso ci si dimentica e si finisce per esporsi al sole senza pensarci. Per evitare problemi, è meglio conoscere quali sono quegli antibiotici che danno interazione con il sole o le lampade. Non tutti gli antibiotici sono uguali. Quando li assumiamo nella stagione estiva, alcuni principi attivi contenuti in questi farmaci reagiscono con la luce solare provocando effetti allergici che possono essere più o meno gravi di caso in caso.

L´interazione fra antibiotico e sole può dare due differenti reazioni: la Fotosensibilizzazione o la Fotoallergia. Nel primo caso, l´esposizione alla luce diretta del sole può provocare una mutazione del farmaco che va così a reagire a livello cutaneo su quelle porzioni di pelle esposte ai raggi solari. La reazione cutanea si manifesta con macchie rosse, pelle iperpigmentata, e nei casi più gravi bollicine.

Nel secondo caso, la fotoallergia, causa una reazione cutanea estesa anche a quelle porzioni di pelle non esposte direttamente ai raggi solari. Questo perché la mutazione del farmaco agisce sul sistema immunitario e non solo sulla pelle esposta, provocando una reazione simile a quella dell´orticaria.

E´consigliabile quindi controllare attentamente il bugiardino (il foglietto illustrativo) dei medicinali prima di esporsi al sole ed evitare di farlo nel caso in cui l´antibiotico contenga una o più delle sostanze sopra elencate.

Nel caso in cui non si riesca a resistere alla tintarella, è indispensabile spalmarsi di crema solare a protezione totale o comunque ad alta protezione e provvedere a rimettere la crema ad intervalli regolari e dopo ogni tuffo in acqua. Inoltre, sarebbe bene evitare di esporsi al sole nelle ore più calde del giorno. Lampade e solarium sono vietate se si stanno assumendo farmaci, visto che la luce artificiale è anche peggio di quella solare.

 

Cosa fare se si è stati imprudenti e ci si è comunque esposti ai raggi solari dopo aver assunto antibiotici?

Di norma questo tipo di reazioni allergiche tendono a regredire spontaneamente una volta interrotta l’assunzione del farmaco. Se non avete motivi che vi spingono a restare sotto il sole, evitate di farlo fino a quando i principi attivi degli antibiotici non sono stati eliminati completamente dall´organismo. Per ridurre i sintomi della fotosensibilizzazione, è bene rivolgersi a un medico, in modo che possa consigliarvi la terapia più indicata. Per attenuare il fastidio è possibile utilizzare creme emollienti e rinfrescanti.

10 regole per lavare correttamente frutta e verdura in gravidanza

In gravidanza è necessario lavare la frutta e la verdura con detergenti particolari o è sufficiente l’acqua? Vediamo come lavare gli alimenti durante questo periodo delicato della vita di una donna, per garantire la sicurezza di mamma e bambino.

Per lavare frutta e verdura in gravidanza non sono necessari costosi detergenti o prodotti particolari perchè  non sono sempre sicuri, possono lasciare residui sui vegetali e determinare la perdita di nutrienti nell’alimento, come vitamine e minerali.

Durante la gravidanza possiamo garantire igiene e sicurezza degli alimenti vegetali e prevenire la Toxoplasmosi lavando la frutta e la verdura con una semplice soluzione di acqua e bicarbonato di sodio, un prodotto naturale, economico e sicuro. Per un risultato ottimale bisogna seguire delle semplici regole:

  • lavare la frutta e la verdura con acqua corrente fredda e potabile per eliminare eventuali residui di terra, insetti o altro;
  • in caso di ortaggi molto sporchi, spazzolare la superficie del vegetale con uno spazzolino ed eliminare le parti rovinate o ammaccate.
  • riempire una bacinella con dell’acqua, aggiungere un cucchiaino di bicarbonato di sodio per ogni litro di acqua e immergere la frutta o la verdura da lavare.
  • lasciare agire per circa cinque minuti e infine risciacquare i vegetali con acqua corrente.

Potete lavare in questo modo tutti i tipi di frutta e tutti i tipi di verdura, in particolare quella che si consuma cruda come le insalate, i pomodori, le carote eccetera. Ma attenzione:

  • Per non correre rischi in gravidanza è bene lavarsi accuratamente le mani prima di maneggiare qualsiasi tipo di alimento e dunque anche prima di pulire la frutta o la verdura.
  • La frutta andrebbe lavata anche quando non si consuma con la buccia, poiché eliminando la buccia, eventuali contaminanti presenti su di essa possono essere trasferiti alla parte edibile del frutto.
  • Dopo il taglio o la sbucciatura, i prodotti ortofrutticoli devono essere refrigerati entro 2 ore, sopratutto in estate.
  • Non lavare questi prodotti se bisogna conservarli in frigorifero perché favoriresti lo sviluppo dei microrganismi.
  • L’aceto in gravidanza aiuta ad eliminare i batteri, ma dipende dalla sua concentrazione a dalla durata di uso, in generale è sconsigliato
  • Si possono immergere in un recipiente pieno d’acqua, ma  l’ammollo prolungato può determinare la perdita di acqua ed elementi nutritivi dal vegetale.

Bambini al mare: 6 sempli consigli per proteggerli dal sole

Il sole fa bene ai bambini in quanto favorisce lo sviluppo delle ossa e stimola il sistema immunitario. Senza dimenticare che l’aerosol naturale regalato dal mare è un vero e proprio toccasana per la salute del loro apparato respiratorio. Ma i più piccoli, più degli adulti, necessitano di un’adeguata protezione solare. La loro pelle è molto delicata, soprattutto prima dei 4 anni, quando il sistema naturale di difesa dei tessuti non è ancora completo. Per proteggere i bambini dal sole è fondamentale usare protezioni con Spf 50, resistenti all’acqua e al sudore. Queste protezioni sono efficaci per proteggerli dai raggi Uv perché sono costituiti da minuscole particelle minerali che riflettono i raggi solari impedendo di raggiungere la pelle del bambino.

Le protezioni specifiche Spf 50 riescono a respingere sia i raggi Uva sia i raggi Uvb. E’ importante scegliere uno schermo per bambini perché i prodotti formulati sono schermi fisici per questo dalla consistenza pastosa e sono adatti anche ai soggetti allergici. Gli adulti possono usare le protezioni solari dei bambini ma, al contrario, i bambini devono evitare le creme solari degli adulti (anche se di tipo Spf 50). Le protezioni solari per adulti, purtroppo, sono realizzate con filtri chimici (e non di tipo fisico come quelle dei bambini) quindi possono danneggiare la loro epidermide e irritare le pelli più sensibili. In breve, ecco alcuni consigli per proteggere al meglio i vostri figli e godervi le vacanze al mare senza problemi:

  • Scegliete protezioni naturali con oli e pigmenti minerali che vanno a creare uno schermo fisico.
  • Applicate la crema sia sul corpo che sul viso e ripetete l’applicazione più volte al giorno soprattutto se il bambino entra ed esce spesso dall’acqua.
  • Evitate di recarvi in spiaggia durante le ore più calde della giornata, principalmente tra le 12 e le 16, e tenete i neonati e i bambini piccoli al riparo dal sole quanto più possibile durante il loro primo anno di vita.
  • Assicuratevi che il bambino beva molta acqua e mangi tanta frutta e verdura. Se fa i capricci optate per ghiaccioli alla frutta, succhi e frullati cosi da non fargli mancare mai la giusta quantità di liquidi, vitamine e sali minerali che gli permetteranno di continuare a godersi il sole in totale sicurezza.
  • Se il bambino assume farmaci chiedete consiglio al vostro pediatra su come comportarvi in merito all’esposizione al sole.
  • Una volta rientrati a casa non dimenticate di utilizzare una crema doposole in modo da idratare a fondo la pelle del piccolo.

Scottature solari: 7 rimedi naturali per curarle

  • Fatevi una doccia fredda
    La prima cosa che dovete fare dopo le scottature solari è un bagno o una doccia fredda per raffreddare la parte dolorante e avere un certo sollievo. Per un’azione ancora più efficace, l’ideale è usare un bagnoschiuma a base di aloe vera. Altrimenti, versate un cucchiaio di bicarbonato di sodio e una manciata di sale grosso nell’acqua o un bicchiere di farina d’avena.
  • Idratate la pelle
    Reidratate la pelle bevendo molta acqua e spalmando sull’epidermide una buona crema idratante o doposole a base di aloe vera. Ecco la ricetta per farla a casa:
    – procuratevi 160 ml di aloe vera e mescolatela 70 ml di olio vegetale
    – emulsionate bene i due liquidi
    – aggiungete infine 5 gocce della vostra essenza preferita (lavanda, limone o menta) e conservatela in frigo Dopo il bagno versate alcune gocce di questo rimedio fai da te sulla vostra pelle e massaggiate                      delicatamente:  la vostra pelle avrà un immediato sollievo e sarà profumatissima!
  • Impacco all’aloe vera
    Per alleviare le scottature e la sensazione dolorosa di bruciore, fatevi un impacco all’aloe vera. Preparate il gel all’aloe vera e poi riponetelo in frigo. Dopo un’ora spalmatevelo su tutto il corpo come fosse una crema idratante. Ripetete l’operazione almeno due o tre volte al giorno, per un effetto super rinfrescante.
  • Decotto al tiglio, calendula e camomilla
    Procuratevi il tiglio e la camomilla. Una volta a casa, fate bollire un pentolino d’acqua e versateci dentro le erbe. Lasciate in infusione per 10-15 minuti e poi filtrate il decotto con un colino. Lasciatelo intiepidire per qualche minuto e poi imbevete dentro al composto una garza con cui vi tamponerete la pelle scottata. La sensazione di sollievo sarà subitanea.
  • Lozione all’olio d’oliva e albume
    Per lenire il bruciore derivante dalle scottature, unite due albumi d’uovo a dell’olio d’oliva in un pentolino. Cuocete a fuoco basso per 5 minuti, lasciate raffreddare e poi spalmatevi il composto sulla pelle.
  • Applicate una patata sulla pelle
    Provate ad applicare la fetta di una patata sulle vostre scottature. Lasciatela agire in quel punto per 20-30 minuti. Vi darà una sensazione di freschezza immediata.
  • Impacco al tè verde
    Lasciate il tè verde in infusione per una decina di minuti. Lasciatelo intiepidire e poi aggiungetelo all’acqua della vasca da bagno. In alternativa, inzuppate di tè verde un batuffolo di cotone o una garza e applicatelo sulle scottature. Avrete subito un grande sollievo.

Auricolari e salute: come pulirli e a cosa stare attenti.

Tantissime persone usano gli auricolari ogni giorno, ma sarebbero dannosi per la salute a causa dei tanti batteri contenuti. Uno studio pubblicato sul Journal of Health and Allied Sciences rivela come l’uso di questo accessorio possa aumentare significativamente la crescita batterica sul timpano: gli esperti hanno quindi riramato alcuni consigli per ridurre i rischi che ne derivano, non solo con l’uso prolungato.

Si scopre che, in particolare, allenarsi con le cuffiette alle orecchie può contribuire allo sviluppo di batteri nocivi, a causa della maggiore quantità di sudore che il corpo produce durante l’esercizio fisico. Questo potrebbe causare il cosiddetto orecchio del nuotatore, un’infezione batterica della pelle che riguarda l’orecchio esterno e il canale auricolare.

I ricercatori mettono anche in guardia dal condividere gli auricolari con gli amici, perché farlo in alcuni casi può comportare l’insorgenza di infezioni dolorose all’orecchio. Durante lo studio, sono stati infatti trovati batteri nocivi sul 92% dei prodotti delle persone che li scambiavano con altri, rispetto al solo 8% di chi li prestava meno frequentemente.

Una volta chiariti i rischi, può essere utile apprendere come pulire al meglio questo accessorio: basta utilizzare un panno morbido umido, non bagnato, oppure acquistare salviette specifiche. Se polvere e sporcizia si sono accumulati da tempo, il suggerimento è quello di usare un vecchio spazzolino da denti o un batuffolo di cotone con una goccia di alcol e strofinare sull’area interessata.

Fonte: https://bit.ly/2Jt7Wp5