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Soccorso: il 112 è il numero di emergenza unico europeo

Spostandosi tra i paesi dell’Unione europea si può ora fare una telefonata valida dappertutto per chiedere soccorso, anche di tipo sanitario: basta comporre il 112, numero di emergenza unico europeo. La chiamata, da telefono fisso, cellulare o app, è gratuita. Se si usa una lingua diversa da quella del paese in cui ci si trova, si può in ogni caso spiegare ciò di cui si ha bisogno grazie alla traduzione simultanea della chiamata a opera di un interprete.

In Italia il funzionamento del servizio è organizzato su due livelli: il primo (la Centrale unica di risposta o CUR) riceve la chiamata di soccorso e il secondo (centrali operative di Emergenza sanitaria, Polizia, Carabinieri e Vigili del fuoco) gestisce effettivamente la situazione di emergenza. Qualunque numero nazionale di emergenza si chiami (113, 112, 115 e 118), la telefonata viene ricevuta dalla Centrale unica di risposta. L’operatore della CUR, quando risponde alla chiamata, riceve in tempo reale il numero telefonico (anche se questo è stato nascosto) e la localizzazione del chiamante, che vengono automaticamente inseriti in una scheda in formato digitale. Questa è poi integrata con le informazioni sulla tipologia di soccorso necessario e trasferita, assieme alla chiamata, alla centrale operativa di secondo livello a cui compete l’intervento. Con questo filtro si evita che gli scherzi, gli errori o le chiamate improprie (come le richieste di informazioni) arrivino alle centrali operative di secondo livello, che riceveranno solo le effettive chiamate di emergenza.

Le CUR sono realizzate dalle Regioni, che stanno man mano provvedendo. Dove non sono presenti, il servizio 112 è assicurato dalle centrali operative dei Carabinieri.

 

Chiedere aiuto con una app

 

Il 112 è fruibile, nelle regioni in cui sono operative le Centrali uniche di risposta, anche tramite l’app per smartphone Where are U. L’app consente di effettuare una chiamata di emergenza con l’invio automatico all’operatore della centrale unica di risposta dei dati relativi alla localizzazione del chiamante ricavati dal sistema di posizionamento GPS del telefono.

Si può utilizzare l’app anche se non si è in condizione di parlare, semplicemente selezionando il tipo di soccorso di cui si ha bisogno: l’operatore riceverà la chiamata muta con le indicazioni del soccorso richiesto. Se ci si trova in una zona dove non c’è copertura della rete dati, la localizzazione viene trasmessa alla centrale tramite sms. I dati di localizzazione vengono utilizzati solamente per la gestione della richiesta di emergenza. L’app consente l’accesso al servizio anche a persone sorde.

Where are U è disponibile per i sistemi operativi mobili iOS, Android e Windows.

Perché quando assumi alcuni farmaci devi limitare il caffè?

Conosciamo i benefici di una tazzina di caffè che, ogni mattina o dopo pranzo, ci consente di affrontare con maggiore energia le incombenze che dobbiamo portare a termine. Dobbiamo, però, fare attenzione. La funzione energizzante del caffè è determinata dalla concentrazione di caffeina al suo interno, e si tratta di una sostanza che può interagire con alcune terapie o patologie.
La dose sicura per un adulto è di 4/5 tazzine al giorno, 1 o 2 in gravidanza o allattamento.

Se assumi farmaci:

  • broncodilatatori
  • antibiotici chinolonici
  • antidepressivi
  • antipertensivi

dovresti rivedere le tazzine che puoi assumere al giorno. Soprattutto nel caso di farmaci per la pressione alta, la caffeina rischia di rimanere in circolo per più tempo con la possibilità di alterare il metabolismo di alcune di queste molecole.
Quindi potresti avere un maggiore assorbimento della caffeina e una diversa risposta ai farmaci.

I benefici del caffè

La caffeina ha anche alcune preziose proprietà che comportano per i bevitori di caffè alcuni concreti benefici:

  • stimola la secrezione gastrica e biliare, un caffè a fine pasto sostiene la digestione
  • effetto tonico e stimolatorio sulla funzionalità cardiaca e nervosa
  • effetto lipolitico, ovvero la capacità di stimolare l’impiego di grassi a scopo energetico e non di accumulo
  • sono già state individuate proprietà antiossidanti, antimutagene ed antinfiammatorie

 

È comunque fondamentale essere consapevoli delle possibili interazioni tra caffè e farmaci e ricordare di confrontarsi con il proprio medico in caso di qualsiasi dubbio specifico.

Fascicolo Sanitario Elettronico: a cosa ti serve e come consultarlo

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) raccoglie la tua storia clinica rendendo disponibili le informazioni e i documenti prodotti dal Sistema Sanitario Nazionale da medici e operatori sanitari anche di strutture diverse (ASL, Aziende Ospedaliere, medici di famiglia e pediatri, ecc.) e da strutture sanitarie private. Contiene ad esempio referti, lettere di dimissioni, verbali di pronto soccorso, prescrizioni e tutto il materiale che descrive i tuoi eventi clinici. Attualmente il FSE è rivolto a tutti i cittadini maggiorenni iscritti ed assistiti dal Sistema Sanitario Regionale.

Quali sono i vantaggi?

  • avere un unico punto di accesso in sicurezza alla tua storia clinica
  • poter consultare il tuo fascicolo ovunque ti trovi
  • far arrivare velocemente al tuo medico curante le informazioni che ti riguardano
  • essere seguito con maggiore continuità
  • evitare esami ripetuti o non necessari

Cosa puoi trovare nel fascicolo

Il fascicolo, normato dal D. P. C. M. n° 178 del 2015, a partire dal 19 maggio 2020, è alimentato, in maniera continuativa e tempestiva dai soggetti e dagli esercenti le professioni sanitarie, anche privati, che ti prendono in cura, con i dati degli eventi clinici relativi all’assistenza sanitaria da te ricevuta: attestazioni vaccinali anti-COVID-19, promemoria di prenotazione visite, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissioni ospedaliere, profilo sanitario sintetico, consenso o diniego alla donazione degli organi e tessuti, prescrizioni farmaceutiche, piani diagnostico-terapeutici. Puoi, inoltre, arricchire il tuo fascicolo inserendo dati nel tuo taccuino.

Attestazioni vaccinali anti-COVID-19

Dal 20 Marzo 2021 è possibile consultare nel proprio Fascicolo Sanitario Elettronico le attestazioni rilasciate al termine del ciclo vaccinale previsto per l’immunizzazione COVID-19. Le attestazioni sono prodotte decorsi almeno 2 giorni (48 ore) dalla data della somministrazione che attesta la conclusione della vaccinazione.

Il Taccuino

Il servizio consente di caricare documenti clinici, annotare giorno per giorno su un taccuino digitale le misurazioni di parametri di monitoraggio (come ad esempio: pressione, glicemia, colesterolo, ecc.), inserire note sul tuo stato di salute e stile di vita. In tale sezione, potrai inserire in particolare anche gli eventuali documenti sanitari generati da eventi clinici riferiti alle prestazioni erogate al di fuori del SSN prima del 18 maggio 2020. Puoi, inoltre, visualizzare in forma di grafici di sintesi le rilevazioni numeriche ed esportare i dati inseriti. Come per gli altri documenti, puoi infine decidere se rendere visibili i dati del taccuino anche al tuo medico curante.

La consultazione del Fascicolo Sanitario

Consentire la consultazione del Fascicolo Sanitario è una tua scelta. Sulla base della normativa vigente, a partire dal 19 maggio 2020, il FSE si alimenterà automaticamente con i dati delle prestazioni erogate, ma sarà consultabile solo da Te. Per rispettare la tua privacy e in conformità alla normativa vigente, puoi decidere quali dati rendere visibili e chi è autorizzato a consultarli. Per approfondire vedi l’Informativa per il trattamento dei dati personali.

Come consultare il tuo FSE

Se sei in possesso di una Tessera Sanitaria con chip (TS-CNS) abilitata, di una carta d’identità elettronica italiana (CIE) o di un’utenza SPID, puoi accedere tramite il link al servizio del portale www.salutelazio.it ed esprimere i consensi alla consultazione del tuo fascicolo direttamente on-line. Se non hai una Tessera Sanitaria con chip (TS-CNS) abilitata, puoi recarti presso uno dei Punti Territoriali di Accesso (PTA) presso il tuo distretto sanitario ed abilitare la carta. Nel momento dell’attivazione puoi anche richiedere l’attivazione del tuo fascicolo. Se non hai un’utenza SPID, puoi rivolgerti ai Provider oggi abilitati.

È possibile consultare il proprio Fascicolo Sanitario Elettronico da dispositivi mobili attraverso l’App Salutelazio.

Per maggiori informazioni consulta la pagina dedicata al FSE.

Covid-19, attenzione alle fake news, ecco quelle più diffuse

In un momento di emergenza come quello che stiamo attraversando il flusso di false informazioni, soprattutto in rete e sui social, è particolarmente massiccio e districarsi nel mare magnum di notizie che vengono diffuse non è facile, anche per i più esperti. La raccomandazione che il ministero rivolge a tutti è quindi quella di affidarsi a fonti ufficiali e certificate per non cadere vittime di informazioni scorrette che alimentano ansia e comportamenti inadeguati.

A seguire 10 nuove bufale confutate dagli esperti del ministero e dell’Istituto superiore di sanità.

1. Ci si può proteggere dal coronavirus facendo gargarismi con la candeggina, assumendo acido acetico o steroidi e utilizzando oli essenziali e acqua salata.
Falso! Nessuna di queste pratiche protegge dal nuovo coronavirus e alcune di queste sono pericolose per la salute.

2. I bambini non rischiano di essere contagiati dal nuovo coronavirus
Falso! I bambini non sono immuni all’infezione da nuovo coronavirus. Anche loro possono essere infettati e sviluppare la malattia Covid-19, anche se ci sono stati relativamente pochi casi segnalati tra i bambini.

3. Al rientro in casa bisogna sempre lavare gli indumenti indossati e anche i capelli
Falso! Con il rispetto della distanza di almeno un metro dalle altre persone è poco plausibile che i nostri vestiti, o noi stessi, possano essere contaminati da virus in una quantità rilevante. Tuttavia, sempre nel rispetto delle buone norme igieniche, quando si torna a casa è opportuno riporre correttamente la giacca o il soprabito senza, ad esempio, poggiarli sul divano, sul tavolo o sul letto.

4. Tagliarsi la barba evita il contagio
Falso! La bufala nasce da una sbagliata interpretazione di una infografica del CDC dedicata alla sicurezza sul lavoro per il corretto utilizzo delle mascherine.

5. Il coronavirus rende sterili, soprattutto gli uomini
Falso! Non ci sono evidenze scientifiche che l’infezione da nuovo coronavirus sia causa di sterilità femminile o maschile.

6. Se vieni contagiato, te ne accorgi sempre
Falso! La malattia Covid-19 può dare luogo in alcuni casi ad una sintomatologia simile a quella di altre malattie respiratorie come l’influenza e il raffreddore comune, con tosse secca, febbre, stanchezza; in altri casi si manifesta con sintomi diversi, diarrea, iperemia congiuntivale, mal di gola, dolori muscolari, naso che cola, fino ad arrivare a difficoltà respiratorie e polmoniti. Inizialmente e generalmente questi sintomi sono lievi pertanto è possibile non accorgersi subito della loro comparsa.

7. C’è correlazione tra epidemia da nuovo coronavirus e rete 5G
Falso! Non ci sono evidenze scientifiche che indichino una correlazione tra epidemia da nuovo coronavirus e rete 5G. Ad oggi, e dopo molte ricerche effettuate, nessun effetto negativo sulla salute è stato collegato in modo causale all’esposizione alle tecnologie wireless.

8. Gli animali domestici possono trasmettere il virus
Falso! Non esiste alcuna evidenza scientifica che gli animali domestici, quali cani e gatti, possano contrarre il nuovo coronavirus e trasmetterlo all’uomo. Come regola generale di igiene si consiglia però di lavarsi bene le mani con il sapone dopo il contatto con gli animali, comune prassi per proteggersi da altri microrganismi che possono invece essere trasmessi dagli animali all’uomo.

9. Il nuovo coronavirus è un ceppo di virus dell’influenza che è mutato
Falso! I coronavirus sono una famiglia di virus che possono infettare l’uomo e trasmettere diverse malattie. Il virus Sars-CoV-2, che provoca la malattia denominata Covid-19, mostra alcune somiglianze con altri virus, quattro dei quali possono causare normali raffreddori. Osservati al microscopio i cinque virus mostrano una conformazione simile, che sfrutta le proteine (spike) dalla forma appuntita’per infettare le cellule umane.

10. Gli extracomunitari sono immuni all’epidemia grazie al vaccino contro la Tubercolosi
Falso! Il vaccino per la Tubercolosi non ha nulla a che vedere con il Coronavirus: la TBC è dovuta ad un batterio e non a un virus. Si ricorda che le malattie possono fare ammalare chiunque indipendentemente dalla loro etnia.

Fonte: https://rb.gy/mss0vy

Malattie cardiovascolari: le abitudini da non trascurare e gli esami utili

Mangiare sano, fare attività fisica e monitorare costantemente il nostro stato di salute: sono propositi con cui ci confrontiamo ogni giorno, che dobbiamo tradurre in azioni nella vita quotidiana. Mettere in atto queste “buone pratiche” ci aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, oltre a molte altre patologie croniche. Proviamo a individuare  i comportamenti virtuosi che supportano la nostra salute.

Uno stile di vita a salvaguardia del cuore
Se è vero che non possiamo cambiare alcuni fattori di rischio cardiovascolare, come il sesso, l’età e la predisposizione genetica, è altrettanto vero che possiamo combattere le malattie cardiovascolari integrando comportamenti virtuosi nelle nostre abitudini quotidiane, per prevenire la comparsa della patologia. Ciò è tuttavia importantissimo anche quando abbiamo già manifestato i sintomi di una malattia cardiaca, poiché, in questo caso, il nostro medico si occuperà di prescriverci una corretta terapia farmacologica, ma sarà nostro compito supportarla con un nuovo stile di vita.

La dieta
Adottare una dieta bilanciata, ricca di fibre e povera di grassi saturi, contrasta l’insorgenza di diabete e sovrappeso, e permette di mantenere bassi i livelli di colesterolo LDL (cosiddetto “colesterolo cattivo”), favorendo invece l’azione del colesterolo HDL (quello “buono”) e mantenendo sia la pressione arteriosa che la glicemia all’interno dei valori normali.
Cibi che mantengono il cuore in salute

  • Frutta fresca, verdure e ortaggi di tutti i tipi sono alimenti indicati anche nella dieta post-infarto. Sono privi di grassi e ricchi di vitamine, minerali e fibre, per questo possiamo consumarli in quantità generose. Le indicazioni dell’OMS raccomandano 3 porzioni al giorno di frutta e 2 di verdura: una buona abitudine da adottare fin dall’infanzia! Chi soffre di diabete dovrebbe preferire la frutta meno zuccherina, ma, salvo controindicazioni da parte del medico curante, può mangiare piccoli quantitativi di tutte le varietà, facendo invece attenzione ai succhi di frutta, che andrebbero limitati.
  • Legumi (fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie, ecc.): fonte preziosa di proteine, possono sostituire la carne, con un vantaggio notevole poiché sono privi di grassi.
  • Pesce: l’ideale è mangiarlo due o tre volte alla settimana.

Per quanto riguarda la carne, che non va consumata tutti i giorni, pollo e tacchino senza pelle, vitello e coniglio sono quelle più magre, quindi da preferire. Carni rosse e selvaggina si possono mangiare ogni tanto; per tutte il consiglio è di evitare le cotture troppo pesanti e ricche di condimenti. Riguardo a questi ultimi, l’olio vegetale e soprattutto quello extra-vergine di oliva è la scelta migliore, in particolare a crudo; è sempre bene non esagerare, però, a causa dell’elevato contenuto energetico di questi alimenti.

Alimenti da limitare:

  • Insaccati freschi e stagionati sono tra gli alimenti che invece andrebbero limitati il più possibile. Uno dei motivi è l’elevato contenuto di sale, che aumenta la pressione arteriosa.
  • Anche il sale aggiunto agli alimenti, durante la cottura e prima del consumo, andrebbe limitato. Potete sostituirlo con spezie ed erbe aromatiche.
  • Formaggi: quelli a basso contenuto di grassi (ricotta fresca, caprini freschi) possono sostituire la carne o il pesce come componente proteica del pasto.
  • Dolci, alimenti e bevande ricchi di grassi e zuccheri vanno assunti in quantità moderate, in particolare se prodotti industrialmente.
  • Bevande alcoliche: vino e birra si possono consumare saltuariamente durante il pasto, in quantità moderata, i superalcolici andrebbero evitati il più possibile. L’alcol, infatti, aumenta la pressione arteriosa e danneggia il fegato, interferisce con i farmaci e può provocare numerosi effetti indesiderati. Evitare queste bevande, inoltre, aiuta la prevenzione di alcune patologie tumorali.

L’attività fisica, pilastro della salute cardiovascolare (e non solo)

Svolgere una regolare attività fisica ci permetterà di tenere sotto controllo il nostro indice di massa corporea e, come conseguenza, di ridurre il rischio che insorgano alcune patologie, tra cui quelle cardiovascolari.
Gli effetti più importanti, in questo senso, sono:

  • la riduzione della frequenza cardiaca
  • l’aumento delle dimensioni del cuore
  • il miglioramento delle capacità del ventricolo sinistro e delle arterie coronarie.

L’intensità e la tipologia dello sforzo fisico sono da calibrare in base alle condizioni di salute e all’età della persona, ma in generale è consigliato muoversi mezz’ora al giorno: è sufficiente anche camminare a passo veloce.

Monitorare la salute del cuore

Oltre alla grande importanza della dieta e dell’attività fisica, per prevenire le malattie cardiovascolari è fondamentale anche tenere sotto controllo lo stress e dormire un adeguato numero di ore. Prendersi cura del cuore, inoltre, significa conoscere la storia della propria famiglia e della eventuale presenza di una disfunzione ereditaria, come ad esempio le aritmie genetiche, per le quali è necessario un monitoraggio attento e costante.

parametri da tenere maggiormente sotto controllo, per quanto riguarda la prevenzione del rischio cardiovascolare, sono:

  • la pressione sanguigna
  • i livelli di colesterolo e trigliceridi
  • il peso, l’indice di massa corporea e la circonferenza addominale
  • la glicemia.

Tutti questi aspetti possono essere monitorati attraverso esami specifici.

Lo screening cardiologico

La gamma di accertamenti nell’ambito dei programmi di screening cardiologico si è man mano ampliata negli anni. Di norma, superati i 45 anni di età, sia per gli uomini che per le donne è opportuno sottoporsi a questa tipologia di controllo, anche quando non ci sono patologie pregresse, cardiache e non.

Tra gli esami prescritti più frequentemente nei casi di disfunzioni cardiovascolari troviamo:

  • angiografia
  • ecocolordoppler
  • scintigrafia
  • coronarografia
  • TAC cardiaca.

La periodicità varia a seconda delle condizioni di salute ed è maggiore per chi soffre di diabete, pressione alta, sovrappeso, così come per i fumatori.

Le vitamine: dalla A alla E, ecco dove trovarle e perché fare il pieno di benessere

La vitamina A

Rafforza e mantiene sana la pelle, i capelli e le mucose, protegge dalle infezioni i polmoni ed è un prezioso presidio curativo nel trattamento dell’acne e delle foruncolosi. Inoltre partecipa ai processi enzimatici necessari al corretto sviluppo delle ossa e al buon funzionamento del sistema ovarico e testicolare, ed è indispensabile sia per la salute e il funzionamento della retina, che in gravidanza, per garantire lo sviluppo embrionale e il normale processo di crescita del feto, regolando la differenziazione dei tessuti.

Si trova in natura in due forme: il retinolo, cioè la vitamina A già attiva che proviene da fonti di origine animale, e i carotenoidi, suoi precursori presenti nelle verdure a foglia verde scuro e nella frutta tipicamente estiva di colore giallo-arancio (albicocche, carote, zucca, pesche, mango, melone).  Ed è proprio il betacarotene a favorire l’abbronzatura più intensa. Via libera a centrifugati di frutta e verdura ricchi di questa sostanza per una bella tintarella.

Lvitamina B

Le vitamine del gruppo B sono dei micronutrienti fondamentali per il nostro organismo e per il nostro benessere quotidiano perché trasformano il cibo in energia. Svolgono diverse funzioni e devono essere assunte in relazione al fabbisogno giornaliero previsto, che varia anche in base all’età, al sesso e alle condizioni fisiologiche. Ecco dove trovarle:
B1- alimenti di origine animale, come carne di maiale e fegato, ne sono ricchi anche i cereali integrali: pasta e pane, i legumi, la frutta secca e i funghi.
B2 e B3 – alimenti di origine animale, cereali integrali, uova, latte e vegetali a foglia verde. La B3 si trova inoltre nel pesce e nel pollo.
B5 – funghi, patate, lievito di birra e noci
B6 – piselli, spinaci e banane
B7 – tuorlo d’uovo e carne.
B9 ovvero l’acido folico – verdure a foglia verde, lievito e fegato. Cereali integrali, frutta e legumi ne contengono una quantità minore.
B12 – alimenti di origine animale: la carne, le frattaglie, il pollo, il latte e i suoi derivati, le uova, il pesce e i molluschi.

La vitamina C

Rinforza il sistema immunitario, protegge dalle infezioni, contrasta i radicali liberi: questi sono solo i più noti tra gli effetti benefici della vitamina C, o acido ascorbico, un biocatalizzatore davvero fondamentale per la funzionalità dell’intero organismo. La vitamina C interviene nella formazione delle ossa, della pelle e dei denti; sostiene l’attività muscolare, partecipando alla produzione di energia a livello cellulare. E non è tutto: favorisce l’assorbimento del ferro da parte dell’intestino e la sua successiva distribuzione nell’organismo. Fare scorta di ferro mangiando più carni rosse servirebbe a poco, se non accompagnassimo la bistecca con una quantità abbondante di vegetali freschi.  Gli alimenti più ricchi di vitamina C sono: alcuni frutti come  agrumi, ananas, kiwi, fragole, ciliegie ecc., alcune verdure quali lattuga, radicchi, spinaci, broccoletti ecc., alcuni ortaggi tra cui broccoli, cavoli, cavolfiiori, pomodori, peperoni, i tuberi: patate soprattutto se novelle.

Consiglio del farmacista

La papaia fermentata è tra gli integratori naturali più ricchi di vitamina C. Si acquista in bustine o in sciroppo. Le dosi medie (variabili a seconda del prodotto) sono: 25 ml di sciroppo due volte al giorno. Oppure, una bustina al dì, lontano dai pasti

Vitamina D

Aiuta le ossa: mantenere buoni livelli di questa vitamina significa prevenire fratture e, nel tempo, la osteoporosi. Utile anche per i muscoli perché attiva alcuni meccanismi di trasporto del calcio, essenziali per la contrazione muscolare. Favorisce inoltre la salute del cuore, visto che i processi che regolano la coagulazione del sangue e la pressione arteriosa dipendono anche dai suoi livelli. Nelle donne aumenta la regolarità del ciclo e attenua sintomi come l’acne, nei casi in cui questa deriva da un eccesso di ormoni maschili. La vitamina D aiuta a mantenere alti i livelli di leptina, l’ormone che regola il senso di sazietà. Alimenti ricchi di vitamina D sono i pesci cosiddetti grassi, come il pesce spada, lo sgombro, il tonno, lo storione, le sardine, l’aringa e l’anguilla. Bene è anche l’apporto di fegato, burro, formaggi grassi e tuorlo d’uovo: tutti alimenti che devono però essere ben dosati per non eccedere con i grassi saturi. In natura le fonti di approvvigionamento di vitamina D sono due: la luce del sole e gli alimenti. Bastano 40 minuti al giorno in maglietta e pantaloni corti d’ estate per fare una scorta per tutto l’inverno.

La vitamina E

Migliora l’idratazione della pelle e la mantiene elastica, prevenendo rughe, macchie solari e invecchiamento cutaneo grazie alle sue elevate proprietà antiossidanti. Portiamo in tavola quindi cereali integrali, un po’ di frutta secca e condiamo gli alimenti con olio extravergine di oliva tutte fonti di vitamina E.

 

Alimentazione dopo le feste: 8 cibi detox perfetti per sgonfiarsi

Per depurarsi dopo le feste dobbiamo affidarci a dei cibi specifici dal potere detox e drenante che, più di altri, sono in grado di aiutarci in questa impresa, velocizzando la nostra remise en forme. Introdurli nelle settimane successive al 6 gennaio è un’ottima mossa per garantire una rapida “disintossicazione” dagli eccessi natalizi senza però ritrovarsi a fare una dieta rigida e difficile da seguire. Selezionare gli alimenti giusti e trovare delle ricette sane e gustose al tempo stesso è il modo ideale per tornare in forma ed evitare di sentirsi gonfi e appesantiti.

Di seguito puoi trovare la lista dei super food dal potere detox perfetti per il dopo-feste con i benefici e le proprietà di cui godono e che ti aiuteranno a ritrovare in fretta il tuo peso forma dopo le faticose settimane delle feste natalizie.

  1. Zenzero
    È un alimento perfetto per depurare l’organismo, digerire e combattere la nausea: insomma, l’ideale per rimettere a posto uno stomaco in subbuglio dopo le feste di Natale. Può essere aggiunto come spezia a vellutate e zuppe, mangiato a fette (zenzero disidratato) oppure in infusione, come tisana.
  2. Cavoletti di Bruxelles
    Non particolarmente amati dai più per via di un odore non proprio piacevole, i cavoletti di Bruxelles sono in realtà un vero toccasana per il fisico. Sono ricchi di fibre, vitamine e dei cosiddetti “composti fitochimici”, sostanze con molte proprietà benefiche.
  3. Mirtilli rossi
    Noti per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, i mirtilli rossi godono di moltissimi benefici, tra cui riduzione del rischio di malattie cardiache, infarti, pressione sanguigna alta e obesità. In più, sono degli ottimi alleati della digestione.
  4. Carciofi
    I carciofi rappresentano un altro alimento detox altamente efficace: hanno un effetto diuretico, facilitano lo smaltimento delle tossine e purificano l’intestino.
  5. Lenticchie
    Ricche di fibre e di valori nutrizionali ma povere di calorie, le lenticchie aiutano la digestione e il funzionamento dell’intestino, rappresentando un vero toccasana contro stitichezza e gonfiore.
  6. Finocchi
    Anche i finocchi sono particolarmente indicati in una dieta disintossicante: hanno un potere depurativo, contengono poche calorie e stimolano la diuresi, aiutando le funzioni intestinali.
  7. Barbabietole rosse
    Ricche di vitamine e minerali e poco caloriche, le barbabietole rosse sono un elemento fondamentale in una dieta detox. Grazie alle loro proprietà antiossidanti, aiutano il fegato e la cistifellea a eliminare le tossine e svolgono un’azione fortemente depurativa.
  8. Curcuma e altre spezie in sostituzione del sale
    Abbandonate il sale a vantaggio di spezie dalle proprietà disintossicanti tra cui rosmarino, timo, cumino, curcuma. In particolare quest’ultima svolge un’azione purificante e antinfiammatoria.

Feste natalizie, 7 semplici consigli per passarle in serenità e salute

Questo è un periodo di relax e spensieratezza, ma anche di malanni stagionali. Ognuno di noi dovrebbe fare attenzione a preservare il bene più prezioso per passare le feste in serenità, la salute. Ecco alcuni consigli che potrebbero essere molto utili.

  1. Attento agli sbalzi di temperatura: non sono le temperature fredde a farci ammalare, ma gli sbalzi di temperatura.
  2. Calore per respirare meglio: bevande  e tisane calde, brodi e zuppe favoriscono il benessere respiratorio, alleviano irritazioni e infiammazioni e ti aiutano ad arrivare in forma per le feste.
  3. Fai attenzione alla qualità dell’aria: sotto le feste passerai più tempo in ambienti chiusi o dentro casa. E’ importante deumidificare e umidificare questi ambienti e favorire il ricambio d’aria.
  4. Attenzione agli incidenti domestici:  guai a lasciare accesi caminetti, stufe, fornelli o candele. E a Capodanno bisogna lasciar maneggiare i fuochi d’artificio solo dai professionisti.
  5. Prepara il cibo con cura: fai attenzione all’igiene in cucina per allontanare il rischio contaminazioni. Pulisci spesso le superfici, non lasciare alimenti deperibili fuori dal frigo più di due ore e cuocere e refrigerare in modo corretto.
  6. Mangia sano e sii attivo: in particolare non esagerare con i grassi, il sale e lo zucchero. Infine, anche in vacanza non bisognerebbe dimenticare di fare attività fisica, almeno due ore e mezza a settimana se si è adulti, e un’ora al giorno se si è bambini o adolescenti.
  7. Viaggia in sicurezza: mettiti le cinture quando sei in macchina e fai sedere i bambini sugli appositi seggiolini. Mai guidare dopo aver bevuto alcolici.

 

Come usare la carta stagnola e le teglie in alluminio senza rischi per la salute

Sono tornati alla ribalta i rischi per la salute legati all’utilizzo dell’alluminio a contatto con i cibi e in particolare della pellicola di alluminio, utilizzata per conservare e cuocere gli alimenti. Per fare chiarezza il Ministero della Salute ha lanciato una campagna per informare sul corretto uso dell’alluminio per la conservazione e la cottura degli alimenti.

Dalle analisi effettuate dal dipartimento di chimica dell’Università di Milano e dall’Istituto Superiore di Sanità, è emerso che la carta di alluminio a contatto con cibi acidi o durante la cottura rilascia particelle che migrano all’interno degli alimenti. L’alluminio è un metallo tossico per il quale l’Efsa ha fissato limiti di esposizione, che non devono essere superati: una persona che pesa 60 chilogrammi, ad esempio, non dovrebbe ingerire più di 60 milligrammi di alluminio alla settimana. Poiché le fonti di alluminio sono diverse – possiamo infatti trovare tracce di questo metallo in numerosi alimenti e anche nell’acqua – è importante limitare il più possibile l’esposizione a questo composto e utilizzare correttamente la carta stagnola.

Il rilascio di particelle di alluminio dai materiali a contatto con gli alimenti dipende da diversi fattori tra cui la modalità d’uso, la composizione dell’alimento, la temperatura e il tempo di conservazione. Per aiutare i consumatori a usare nel modo corretto la pellicola di alluminio, il Ministero della Salute ha lanciato una campagna con cui fornisce informazioni utili per limitare i fenomeni di migrazione. In particolare, la carta di alluminio e i contenitori prodotti con questo materiale non devono essere usati a contatto con alimenti acidi o salati.  Attenzione quindi a capperi sotto sale, alici, alimenti conditi con succo di limone, aceto o sale.

Recipienti e fogli monouso non vanno riutilizzati e bisogna prestare attenzione a non graffiare con posate o spugne abrasive il rivestimento di alluminio di pentole e padelle antiaderenti. Inoltre, contenitori e fogli di alluminio dovrebbero essere utilizzati per conservare alimenti in frigorifero o in congelatore e solo alcuni cibi possono rimanere a contatto con l’alluminio a temperatura ambiente per più di 24 ore. Tra questi rientrano:

  • Cacao, cioccolato, caffè e zucchero;
  • Spezie ed erbe per infusi;
  • Prodotti di panetteria, paste alimentari secche e prodotti da forno;
  • Cereali, legumi secchi e prodotti derivati;
  • Frutta secca, funghi secchi e ortaggi essiccati;
  • Confetti.

Il Ministero ricorda che in ogni caso il rischio tossicologico dell’alluminio nei soggetti adulti sani è limitato per via dello scarso assorbimento e della rapida escrezione. Diverso è il discorso per alcuni gruppi di popolazione: donne in gravidanza, bambini sotto i 3 anni di età, anziani oltre i 65 anni e persone con malattie renali sono più vulnerabili alla tossicità dell’alluminio e devono prestare particolare attenzione.

L’alluminio è in ogni caso un materiale che richiede risorse per essere estratto e smaltito, dunque è sempre preferibile optare per materiali più sostenibili. Per la cottura dei cibi, meglio scegliere pentole di coccio o acciaio e pirofile in ceramica, mentre per la conservazione si possono utilizzare contenitori in vetro. Per trasportare il cibo fuori casa esistono poi soluzioni sicure ed ecologiche come la pellicola compostabile e i tovaglioli di stoffa, anche imbevuti di cera d’api per renderli impermeabili. Cercare di limitare l’uso dell’alluminio in cucina è sicuramente la scelta migliore sia per la nostra salute sia per l’ambiente.

Sto bene? Come farsi il «check-up» a casa con 7 test

Facili, veloci e riproducibili in ogni momento. Gli esercizi e le misurazioni per valutare il proprio livello di efficienza fisica non bastano, ma possono essere utili per decidere se è opportuno rivolgersi al medico.

  1. Equilibrio su una gamba sola
    Restare in equilibrio su una gamba sola potrebbe essere un modo per capire come si invecchierà e stimare anche il rischio di ictus e demenza. Dagli studi effettuati, l’incapacità di rimanere su una gamba per più di 20 secondi è risultata associata a un rischio maggiore di ictus silenzioso (piccole emorragie cerebrali che non danno sintomi, ma aumentano sia il rischio di ictus sia quello di demenza). Le persone che hanno fra i quaranta e i sessant’anni dovrebbero riuscire a mantenersi in equilibrio su una gamba sola (e a occhi aperti) per un minuto.
  2. Alzarsi e sedersi da una sedia
    Esercizio è utile per testare la forza muscolare nelle gambe. Partendo da seduti, si mette tutto il peso su una sola gamba e si prova a sollevarsi e a risedersi nuovamente, continuando a ripetere il movimento fino a quando ci si sente in grado di farlo. Una persona molto in forma dovrebbe riuscire ad arrivare a 60 o 70, ma alcuni possono provare fatica a fare anche solo un movimento. La cosa importante non è però arrivare a un determinato numero, bensì sfidare se stessi per mantenere o migliorare il livello attuale.
  3. Girovita meno della metà dell’altezza
    L’indice di massa corporea (IMC o BMI, cioè Body Mass Index) potrebbe non essere il modo migliore di valutare il giusto peso di un individuo, perché non tiene conto dei muscoli né di dove venga immagazzinato il grasso. Ecco perché si fa il test del cordoncino. Come prima cosa si misura l’altezza usando un cordoncino, tagliandolo poi a misura, quindi lo si piega a metà e lo si fa girare attorno alla vita. La regola d’oro è che la vita sia inferiore alla metà dell’altezza. Se invece il cordoncino non gira attorno alla vita, ciò significa che in quella zona si ha una maggiore concentrazione di grasso, che è grasso viscerale, e livelli più elevati di grasso viscerale sono un campanello d’allarme per un maggiore rischio di malattie cardiache e diabete di tipo 2.
  4. Il pupazzo a molla
    Il test del pupazzo a molla può essere indicativo del livello generale di fitness. Tutto quello che si deve fare è alzarsi e sedersi dalla sedia, ripetendo il movimento per un minuto intero e usando il ticchettio di un orologio per controllarne la velocità, quindi bisogna misurare le pulsazioni per 30 secondi e moltiplicare il valore per due per ottenere la frequenza cardiaca di recupero al minuto e la differenza con quella a riposo (da prendere al mattino, per una misurazione più accurata) dà un’idea del livello generale di forma fisica: se è fra 20 e 30 battiti al minuto è da considerarsi buona, mentre se supera i 40 indica la necessità di fare più esercizio fisico.
  5. Controllare i nei sul braccio
    Le persone con oltre un centinaio di nei sul corpo hanno un rischio più elevato di ammalarsi di melanoma, la forma più pericolosa di tumore della pelle. Ma poiché contare tutti i nei richiede parecchio tempo e non è facile, ricercatori di Londra hanno ideato un metodo più rapido: basandosi su un campione significativo di persone, hanno calcolato che quelli che avevano più di 11 nei sul braccio destro avevano maggiori probabilità di averne oltre 100 in totale sul corpo, mentre chi ne aveva 7, era probabile che arrivasse complessivamente a circa 50. Ma pur rimanendo un mezzo rapido e facile per stimare la conta dei nevi, c’è da tener presente che il loro numero complessivo non è il solo fattore di rischio di sviluppare un melanoma.
  6. Puntare la sveglia di giorno
    C’è un modo semplice per capire se si sta dormendo a sufficienza: basta chiedersi come ci si sente il giorno successivo. Se fra le 11 e mezzogiorno si è vigili e concentrati, significa che si è dormito abbastanza; se invece ci si sente ancora assonnati, vuol dire che non si è riposato adeguatamente. In alternativa, si può provare anche un altro esperimento: per realizzarlo servono un cucchiaio e un vassoio di metallo. Una volta sdraiati sul letto in una stanza buia durante il giorno, si appoggia il vassoio sul pavimento, vicino al letto e tenendo il cucchiaio in mano, lo si fa penzolare sul vassoio e si controlla l’orologio per vedere l’ora: quando ci si addormenta, il cucchiaio cadrà sul vassoio e il rumore farà svegliare. A quel punto si guarderà nuovamente l’orologio: se il tempo passato è inferiore a cinque minuti, si soffre di una grave mancanza di sonno; dieci minuti sono invece motivo di preoccupazione, mentre ogni valore superiore ai 15 minuti va bene. Per una versione ancor più semplificata del test si può impostare la sveglia dopo 15 minuti e vedere se ci si addormenta prima che suoni.
  7. Sentirci bene
    Per valutare la funzionalità del proprio udito si può provare a rispondere a una serie di domande: «Alzate spesso il volume della televisione o della radio quando entrate in una stanza?». «Vi capita di pensare che le altre persone borbottino?». «Vi risulta difficile seguire una conversazione in una stanza affollata?». «Fate fatica a sentire quando parlate al telefono?». «Non sempre sentite il campanello?». Se la risposta a qualcuna di queste domande è sì, ciò potrebbe significare che c’è un problema di udito ed è quindi necessario sottoporsi a un controllo. Gli effetti collaterali di una perdita di udito non curata comprendono ansia e depressione e possono persino giocare un ruolo nell’insorgere della demenza, poiché il cervello non sta ricevendo la stimolazione acustica. Se si trascura il problema troppo a lungo, c’è il rischio che nemmeno gli apparecchi acustici possano più aiutare.

Fonte: https://bit.ly/2XLCsWj